|
04/06/08
 |
|
A cantora
Alexia, vencedora do Sanremo 2003 |
E' andata un po' meglio del 2003. Ventura ha indossato
125 mila euro e dieci chili di abito. Crozza imita Elton John. Stasera
le altre undici canzoni in gara
SANREMO - Sono stati quasi 13
milioni (12.960.000) i telespettatori che hanno seguito su Raiuno la
prima parte della serata di apertura del 54° Festival di Sanremo (andata
in onda dalle 21.03 alle 22.42), con tre punti in più di share rispetto
allo scorso anno: 43.34% contro il 40.37% del festival di Pippo Baudo
(con 12.364.000). Nella seconda parte (dalle 22.46 alle 0.15) il
festival ha ottenuto 6.904.000 con il 40.75%: nel 2003 gli spettatori
erano stati 6.149.000 con il 47.24%. «Porta a porta - Speciale Sanremo»
(andato in onda dalle 0.19 alle 2) ha raccolto invece 1.869.000 con il
40.71%.
Simona Ventura ha colto
l’occasione del festival di Sanremo per indossare 125 mila euro e dieci
chili di abito per il primo festival «siciliano» di Sanremo. I
riferimenti alle voci che hanno accompagnato il lavoro del direttore
artistico, Tony Renis e i suoi rapporti accidentati con la conduttrice
sono stati il filo conduttore insieme alle clip ironiche di Gene Gnocchi
dell’ inizio di questo travagliato festival partito con l’handicap, se
di handicap si tratta, del boicottaggio delle multinazionali del disco.
Per capire il tono delle
battute sulle presunte amicizie siciliane di Renis basta ricordare
l’ingresso del primo ospite, Raul Bova, preceduti del folclore siciliano
e dalla frase «sento il profumo di zagare» pronunciate dalla Ventura.
Ovviamente Bova era nei panni di Ultimo, l’eroe della lotta alla mafia:
in questa veste ha scherzato in un siciliano approssimativo con la
Ventura proprio sugli screzi avuti con Renis. A caricare la dose ci ha
pensato Gene Gnocchi con un video che con tanto di picciotti della mafia
con le coppole ricostruiva a modo suo «le trattative» di Renis con il
divo delle televisione. I cantanti in gara sono preceduti da clip di
divi di Hollywood con un chiaro riferimento a un altro degli argomenti
polemici di questi giorni e alle annunciate presenze di divi di
Hollywood fatte nei mesi dal direttore artistico: così almeno gli
spettatori li hanno visti sul grande schermo se non sul palco. Durante
l’incontro con Bova c’è stato anche un siparietto rivolto al direttore
di rete Fabrizio Del Noce e a Bruno Vespa con qualche battuta
involontariamente a doppio senso. Ad aprire la gara che inevitabilmente
finisce per passare un po’ in secondo piano rispetto alla cronaca è
stato Dj Francesco con «Era bellissimo» uno dei pezzi più banali del
festival. Dopo di lui Veruska e la sua non memorabile «Un angelo legato
a un palo». A dare una scossa di energia a base di soul e blues ci ha
pensato la Blues Brothers Band venuta ad accompagnare Andrea Mingardi
dopo aver suonato dei mostri sacri della musica nera. «E’ la musica» è
il pezzo che il cantante di Bologna ha interpretato dimostrando senza
alcuna remora la sua felicità.
Già dalle prime battute si è
guadagnata il suo spazio Paola Cortellesi, l’altra componente fissa del
cast cui spetta il compito di movimentare la scaletta. Compito che
l’attrice romana svolge con la consueta disinvoltura e una ironia
tagliente sulla presenza di Simona Ventura al festival. Dopo un doveroso
pensiero rivolto a Sandro Ciotti dai suoi colleghi della radio, è stata
la volta di Mario Venuti: «Crudele» è la canzone migliore del festival,
un brano orecchiabile ed elegante che conserva le sue caratteristiche
anche con l’orchestra. Dopo di lui un altro dei «pezzi grossi» di questo
festival, Neffa e il suo swing garbato di «Le ore piccole».
La gara è ripresa con Paolo
Meneguzzi, una delle vere vittime del boicottaggio delle multinazionali
del disco: la sua casa discografica gli ha impedito infatti di essere
presente nella compilation delle canzoni del Festival. Meneguzzi
comunque conta già su un buon seguito guadagnato proprio con brani come
«Guardami negli occhi». Paola Cortellesi non ha perso l’occasione per
proporre uno dei personaggi con cui è diventata una beniamina della
televisione, l’inviata un po’ tonta, in difficoltà con l’italiano e
preda di un romanesco incurabile e di papere continue. A proposito di
papere il cantante dei Db Boulevard ha compromesso un buon pezzo
scalando le prime posizioni della già affollatissima top ten delle
stecche di Sanremo: spettatore illustre l’incolpevole Bill Wyman, ex
bassista dei Rolling Stones che anche stasera sembrava capitato un po’
per caso al Festival di Sanremo a suonare in un pezzo, «Basterà» che
ricorda tanto la musica degli Smiths.
Un vero e proprio pezzo di
bravura lo ha regalato Maurizio Crozza con la sua imitazione di Elton
John: Crozza è un cantante bravissimo, con una tecnica ottima. Tra
l’altro il suo arrivo all’Ariston travestito da Elton John è una
citazione di una delle più clamorose defaillance del Festival quando
proprio il divo inglese all’ultimo momento si rifiutò di arrivare
all’Ariston mentre Baudo aveva già pronta una megatorta per lui. Anche
Crozza ha ripreso il filo conduttore-tormentone di questa prima serata e
cioè l’ironia su Tony Renis: parafrasando «Sorry seems to be the hardest
word» ha raccontato in musica e in inglese la storia di Tony Renis, «Un
uomo triste che credeva di avere molti amici e che ha chiamato Marlon
Brando che ha risposto no, Jack Nicholson che doveva andare al meeting
dell’Udeur per incontrare Mastella per concludere questo racconto con un
enorme due di picche». Un pezzo di teatro che ha introdotto al meglio il
Cirque du Soleil, la compagnia teatrale francese che rinnovando l’antica
tradizione dei saltimbanchi propone uno show spettacolare tra acrobazie,
forza fisica e splendidi costumi.
Così come Maurizio Crozza,
anche Paola Cortellesi ha dimostrato le sue doti di cantante che è uno
dei pezzi forti del suo repertorio: a Sanremo ha presentato una
riedizione del vecchio numero degli annunci dei quotidiani riletti in
musica con un colpo d’ala legato a quelli «matrimoniali» e a un
conclusivo «Franco magna pure» che può essere usato come commento al
Festival di Sanremo.
Quanto alla gara, Stefano Picchi ha un pezzo, «Generale Kamikaze», che,
grazie al contenuto - è la storia di un kamikaze che rinuncia alla
missione suicida - fa passare in secondo piano le sue approssimative
qualità musicali. Una delle sorprese, anche se tra gli addetti ai lavori
era conosciuto per i suoi dischi dance in inglese, è Danny Losito, un
fan dei Jamiroquai e un divertente cultore dello scat: «Single» è un
pezzo divertente, un funk elegante cui l’arrangiamento orchestrale non
rende merito. Non più che maniera la partecipazione delle Las Ketchup,
nei cui sorrisi si legge la loro posizione di turiste per caso.
Marco Masini, è venuto a
Sanremo felice di aver sconfitto una triste nomea che gli stava
rovinando la carriera insieme a brani come quelli che ha cantato negli
ultimi anni: «L’uomo volante» esce dalla triste routine in cui era
caduto. Un esempio perfetto di routine sanremese è il duetto tra Morris
Albert, quello di «Feeling» e Mietta, che proprio a Sanremo con il
duetto con Minghi ha cominciato la sua carriera da tempo in una fase di
stallo: «Cuore» ha un verso ripetuto più volte, «per tutto il tempo...»,
come se non fossero mai passate tutte le edizioni del festival per farle
capire cosa siano le canzoni di oggi. A loro due è toccato il compito di
chiudere la gara. Prima di loro sul palco erano saliti i Black Eyed
Peas, gli eroi del rap britannico che a Sanremo hanno presentato «Shut
up», il brano che li ha portati in testa alle classifiche di tutto il
mondo.
A chiudere la serata, che
grazie agli sms degli spettatori darà i primi verdetti della classifica,
Gino Paoli che ha compiuto un vero e proprio salto mortale ideologico
cantando a Sanremo e al controfestival di Mantova.
(©
La Gazzetta del Mezzogiorno)
Saiba mais:
- Sanremo (Rai)
- Sanremo Network
- Il sito
indipendente sul Festival di Sanremo
-
Corriere della Sera
-
Sanremo -
Il portale della città dei fiori
|