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04/06/08
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Berlusconi cumprimenta Tony Blair |
Roma - O
primeiro-ministro da Itália, Silvio Berlusconi, rechaçou hoje pedidos
pela retirada das tropas italianas do Iraque, mas prometeu que Roma vai
concluir sua missão militar o mais rápido possível.
Berlusconi reafirmou a promessa de seu governo de manter as tropas no
Iraque enquanto se intensificavam os preparativos para uma passeata no
sábado em Roma convocada por seus opositores para pressionar pela
retirada dos 3.000 soldados italianos das forças de ocupação.
"Certamente não é trazendo do Iraque para casa os soldados que você
vai resolver qualquer coisa. Pelo contrário, acredito que ocorrerá
exatamente o oposto", disse Berlusconi a repórteres que o questionavam
sobre a guerra contra o terrorismo.
Seu governo conservador tem garantido que manterá as tropas italianas
no Iraque até pelo menos o fim de junho, quando autoridades iraquianas
devem receber o poder das forças de ocupação lideradas pelos EUA.
Berlusconi disse que a Itália concluir sua missão no Iraque "o mais
rápido possível", e assegurou que a administração Bush também pretende
cumprir a missão o mais breve possível.
"Se queremos ser concretos sobre isso, sendo um período eleitoral, é
claro que a administração Bush tem o interesse de pôr fim à contínua
perda" de soldados.
Os atentados contra trens na semana passada na Espanha, que, como o
governo da Itália, apoiou Washington na guerra no Iraque, suscitaram
novos pedidos da oposição italiana pelo retorno das tropas nacionais
para casa.
A coalizão de centro-direita de Berlusconi apoiou uma manifestação
hoje na frente da Prefeitura de Roma que atraiu poucas centenas de
pessoas - principalmente políticos e líderes trabalhistas e empresariais
- numa demonstração de unidade frente ao terrorismo. Políticos
oposicionistas exortaram os cidadãos para preferirem comparecer à
manifestação de sábado, marcando um ano do início da guerra no Iraque.
A oposição argumenta que a presença de tropas estrangeiras no Iraque
sem o aval da Organização das Nações Unidas (ONU) apenas alimenta o tipo
de terrorismo que devastou Madri.
Os atentados contra Madri foram assumidos por militantes islâmicos.
O líder no Senado do Partido Forza Italia, Renato Schifani, denunciou
a manifestação de amanhã como sendo "contra Bush, contra governos
ocidentais e contra Berlusconi."
Berlusconi considera-se um sólido aliado de Bush - e essa imagem o
deixou praticamente isolado na Europa ocidental, principalmente depois
da derrota eleitoral do conservador primeiro-ministro espanhol, José
María Aznar, para os socialistas no último domingo.
A oposição espanhola conseguiu uma surpreendente vitória nas urnas
apenas três dias depois dos atentados que deixaram mais de 200 mortos em
Madri. (AE-AP)
(©
estadao.com.br)
Berlusconi: «I nostri soldati rimangono dove
stanno»
Nessun tentennamento. Nessuna incertezza. Di
fronte alla sfida terroristica, ha dichiarato il primo ministro durante
una visita ai cantieri dell'Anas di Roma, l'Europa deve ritrovare le
ragioni dell'unità. Perché, ha detto, «non è certamente portando a casa
i nostri uomini dall'Iraq che si risolve qualcosa. Anzi.». E sulla Legge
Boato....
ROMA - «Non è certamente portando a casa i soldati dall'Iraq
che si risolve qualcosa. Anzi, io credo che sarebbe esattamente il
contrario». Con queste parole, pronunciate durante una visita dei
cantieri dell'Anas per l'allargamento del Gra di Roma, Silvio
Berlusconi ha ribadito la posizione ufficiale del governo italiano
dopo le stragi di Madrid: nessun disimpegno del nostro Paese di fronte
alla sfida terroristica, nonostante la recente presa di posizione di
Zapatero a favore del ritiro del contingente spagnolo dall'Iraq.
Sulla matrice degli attentati che hanno provocato 201 morti nella
capitale iberica, Berlusconi ha ribadito quanto sostenuto nei giorni
scorsi. Cioé che l'operazione terroristica è stata così «sofisticata»
che riesce difficile immaginare che, dietro gli attentati, vi siano solo
«quei quattro beduini di Al Qaeda» sui quali stanno indagando. E'
probabile, secondo il premier, che i terroristi islamici avessero
«delle basi nel paese» e che l'Eta li abbia aiutati. Per sgomberare
il campo da possibili equivoci, il presidente del consiglio ha
dichiarato che l'ipotesi che vi sia un legame tra Eta e Al Qaeda
dietro gli attentati dell'11-M è per ora soltanto una traccia
della quale è andato convincendosi in base ad alcune deduzioni logiche,
non a conoscenze specifiche.
EMERGENZA SICUREZZA
Durante la sua visita ai cantieri, il presidente del consiglio ha
toccato anche altri temi. In primis, quello, che il premier considera
una «priorità del governo», della sicurezza e delle minacce di Al
Qaeda contro il nostro Paese: «Ciò ci fa sperare che l'Italia sia meno
esposta al pericolo di quanto non sia stata esposta la Spagna», ha
dichiarato, riferendosi all'assenza nel nostro Paese di un terrorismo
interno come quello dell'Eta basca, che può fare da supporto logistico
ai militanti islamici.
Ma, ha avvertito, attenzione a non sottovalutare i rischi che provengono
dalle reti del terrore, interne o internazionali: «Sarebbe un suicidio
risparmiare sulla sicurezza. Nessuna persona di buonsenso può pensare di
fare un risparmio di fronte a questa emergenza. Credo che ci sia il
massimo dell'attenzione e della consapevolezza del pericolo per l'Europa
e per l'Occidente. I servizi segreti sono attivissimi nella ricerca di
informazioni possibili.
Ci erano arrivate in passato notizie su possibili attentati in Italia
che per fortuna nostro - ha aggiunto Berlusconi riferendosi all'allarme
terrorismo di Natale - si sono rivelate infondate». Per quanto riguarda
la linea politica, è chiaro che l'Europa, di fronte alla
recrudescenza del terrorismo islamico, non può arretrare. Non solo
perché deve assoltamente evitare di dare un segnale di incoraggiamento
al terrorismo, ritirando interi contingenti nazionali dall'Iraq, come
intende fare la Spagna socialista. Ma anche perché è indispensabile
l'unità d'intenti dell'Occidente: «E' importante che si reagisca uniti,
che l'Europa abbia una risposta comune di assoluta fermezza contro il
terrorismo».
LEGGE BOATO: «NON SONO UN DITTATORE, PURTROPPO»
Le polemiche scaturite dal voto di ieri in Parlamento che di fatto ha
vanificato la possibilità della grazia per Adriano Sofri non
scompongono il presidente del consiglio. Il quale ha offerto questa
ricostruzione dei fatti, risponendo così indirettamente a Giuliano
Ferrara, che sul Foglio aveva puntato l'indice contro la «destra
cialtrona» di Forza Italia, rea di aver affossato la legge Boato:
«Io - ha dichiarato il premier - ho manifestato anche ieri mattina al
mio capogruppo la mia posizione e la volontà di arrivare a una soluzione
positiva, ma purtroppo l'atteggiamento dei deputati di Forza Italia
corrisponde anche all'atteggiamento degli elettori che hanno manifestato
in molti modi la loro posizione». Scherzando ha aggiunto: «Certamente mi
dispiace di non essere un dittatore. Ma, ahimé, non lo sono...».
UNA FACCIA IN PRESTITO
C'è spazio infine per qualche battuta sulla campagna elettorale: «Parte
la campagna elettorale di Forza Italia ma anche della Casa delle
Libertà. Daremo dei numeri sui risultati fin qui conseguiti sempre con
un riferimento preciso al contratto con gli italiani. Presenteremo
questo lavoro con il mio viso», ha detto Berlusconi. Aggiungendo:
«Non ho potuto sottrarmi, ma avendo fatto questo stupendo intervento che
mi dà tutte le mattine la possibilità di vedermi un po' meno stanco di
quanto non sembrassi prima, hanno voluto utilizzare ancora,
contro la mia volontà, il mio viso».
(©
Panorama.it)
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