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Overdose de cocaína matou ciclista Pantani

04/06/08

O ciclista italiano Marco Pantani

da Folha Online

   A morte do ciclista italiano Marco Pantani foi provocada por uma overdose de cocaína, informou nesta sexta-feira a agência de notícias "Ansa", segundo a autópsia realizada no atleta.

   "A morte de Marco Pantani foi causada por uma intoxicação aguda de cocaína", de acordo com o informe do médico Giuseppe Fortuni, que foi enviado a Paolo Gengarelli, encarregado do caso.

   Pantani, que foi o último a vencer a Volta da França e o Giro da Itália --as duas principais provas ciclísticas do mundo-- no mesmo ano, em 1998, enfrentava uma crise de depressão após acusações de doping.

   O corpo do ciclista foi encontrado no chão de um quarto de hotel, em 14 de fevereiro, em Rimini, na Itália, por funcionários do resort Le Rose que estavam preocupados com o desaparecimento do italiano. (Com agências internacionais)

(© Folha Online)


Marco Pantani, non è suicidio

Alla vigilia della «Milano - Sanremo» che si corre oggi sono state rese note le conclusioni del medico legale sulla morte del campione avvenuta il 14 febbraio avvenuta per intossicazione acuta da cocaina

SILVANA SILVESTRI

   Pantani non si è suicidato, il campione non ha mollato. «Non è emersa una volontà suicida»: questa in sintesi l'ultima parola del medico legale Giuseppe Fortuni dell'università di Bologna che ha depositato in poche righe la conclusione degli accertamenti compiuti sul cadavere di Marco Pantani, contenute nella relazione del pm Paolo Gengarelli titolare dell'inchiesta sulla morte del campione. Si tratterebbe, è scritto nel testo, di «intossicazione acuta da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale. Non vi sono allo stato concreti elementi che possono suffragare l'ipotesi di un decesso riconducibile a volontà suicida». La morte era stata fatta risalire alle 17 di sabato 14 febbraio, il corpo era stato trovato solo alle 21,30 in quel residence Le Rose di Rimini di viale Regina Elena dove si era ritirato. Gli ultimi ad averlo visto in vita erano stati alcuni giocatori stranieri di basket della squadra di Rimini che abitavano nello stesso residence. Non rispondeva, non aprì neanche alla cameriera. Non era stato facile entrare nella sua stanza, dentro era stato trovato riverso sul letto privo di vita, intorno solo scatole di ansiolitici, niente alcool, esclusa la presenza di stupefacenti (poi si ammise che era stata trovata una pista sospetta) né di punture sul corpo.

   È scientificamente provato che l'eccesso di cocaina non provoca in genere il decesso, è spiegabile invece se unito ad altre sostanze dopanti o in un fisico debilitato. Negli ambienti del ciclismo, dopo il delirio che si è abbattuto sul ciclismo nel 2001, non si parla più di doping, per andare avanti e anche perché i controlli sono costanti e, come afferma il presidente dell'Unione ciclistica internazionale Hein Verbruggen, «il 95% è pulito». «Quello che non va nel ciclismo - ha detto ieri alla vigilia della Milano-Sanremo al Forum del Ciclismo organizzato dalla Rcs Sport - è che quasi ci si vergogna quando si sente parlare di doping. Ci si sente costretti a difendere lo sport perché c'è questo fenomeno. Ma il doping è radicato in tutti gli aspetti della vita, non nel ciclismo». Meglio parlare di marketing.

   Non ci sarà oggi Lance Armstrong alla partenza della Milano-Sanremo (diretta su Raitre, ore 14.50), prima prova del campionato mondiale, l'americano non ritiene importante la classicissima di primavera per la sua personale preparazione al Tour de France. Non ci sarà neanche Marco Pantani, certo. Con i suoi alti e bassi era stato il nome di punta nel 2001, in una corsa che non era nelle sue corde, sereno come sempre nel parlare della sua condizione (interiormente era un altro discorso, un altro inferno), una volta superati i momenti difficili. Era arrivato poi 76° nel 2002 (a 3'38"). Aveva messo piede anche in una clinica a curarsi contro la depressione e poi non si era fatto più trovare da nessuno. È passato così poco tempo da funerale a Cesenatico che ha stretto in un unico plotone tutti i ciclisti e gli appassionati.

   Paolo Bettini che la Milano-Sanremo l'ha vinta lo scorso anno e ha appena vinto la Tirreno-Adriatico, ha visitato Pantani al Cimitero di Cesenatico con quattro compagni della Quick Step, Paolini, Bramati, Zanini e Nuyensper, mentre erano in allenamento sulle strade romagnole. «Il dolore è nel fatto che domani non sarà con noi» ha detto Bettini e questo certo lo pensano tutti, ne ha parlato anche Davide Cassani ricordando i tanti striscioni dedicati a lui lungo la Tirreno-Adriatico. Moser, tra i primi ad arrivare quel giorno tra le bandiere da pirata a salutarlo, ha detto «per uscirne ci vuole soprattutto fortuna, ho parlato con gli esperti di tossicodipendenza, non ci sono regole, ognuno reagisce in modo diverso e chissà se gli sarebbe servito entrare in comunità. A ogni modo c'è da vedere se tutto sia stato scatenato da Madonna di Campiglio». Neanche Gilberto Simoni sarà alla Milano-Sanremo, anche lui, il vincitore del Giro d'Italia dello scorso anno ha avuto i suoi problemi escluso due anni prima dal Giro per una positività risultata poi accidentale. «Nel caso di Marco, ha detto, mi dispiace che non abbia voluto combattere ancora, il bello della vita è proprio nel combattere». Forse avrebbe dovuto fare come il saggio Fiorenzo Magni che conservava solo una pagina della Gazzetta dello Sport, quella del suo successo al Giro del `51.


   Lui, invece, ritagliava e conservava tutte le umiliazioni.

(© Il Manifesto)

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