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Lunghe notti in
laboratorio, a manipolare il virus. Poi il viaggio a Hong Kong per un matrimonio
di
MARCO LUPIS
HONG KONG - Città di Guangzhou, Cina
meridionale, 150 chilometri da Hong Kong. Una notte di febbraio. Sono passate da poco le
due del mattino, ma c'è ancora una finestra illuminata al quarto piano del grande
edificio anonimo dell'Università di Medicina. È il piano dei laboratori di ricerca,
normalmente chiusi a quest'ora, come tutto il resto dell'istituto. Ma nel laboratorio di
analisi S2, quello delle malattie infettive, un uomo è ancora al lavoro.
Lui non lo sa, ma il suo destino sta per cambiare. Da dottore a paziente: il
"paziente zero" della terribile epidemia che nel giro di poche settimane
comincerà a diffondersi nel mondo.
Non è la prima notte che il professor Liu Janlun passa in laboratorio. Sono
mesi che lavora ostinatamente per riuscire a trovare una cura a quel maledetto virus che
si abbatte periodicamente sulla regione anche due-tre volte all'anno. Un brutto nemico
quel virus, con la sua sigla che ormai lo ossessiona notte e giorno, come un ritornello:
acca cinque enne uno...
Ad ogni passaggio nella regione l'H5N1 è un vero e proprio flagello, che
infetta polli, tacchini e anatre a migliaia. Una catastrofe per l'economia della zona, non
soltanto per le campagne della sua città, Guangzhou, ma anche per l'intero meridione
cinese e per la stessa Hong Kong. Per questo il governo a Pechino gli ha promesso mari e
monti. "Trovi una cura, professore - gli hanno detto l'ultima volta - e avrà tutto
quello che vuole, denaro, fama...".
Ormai la sua ricerca si è mutata in ossessione. Ogni ora sottratta al
laboratorio gli sembra un eternità. Anche il suo lavoro che prima amava tanto, al Sun
Yat-sen Memorial Hospital - prestigioso istituto prestigioso dove il dottor Sun Yat-sen,
fondatore della Cina moderna, studiò medicina e pianificò la rivoluzione - adesso gli
costa fatica. Vuole scoprire la cura. Vuole trovare l'antidoto. E poco importa se il
rischio di contagiare se stesso è così alto. Lui lo sa bene. E' uno scienziato.
Manipolare i virus in laboratorio è un procedimento molto rischioso. I virus sono
invisibili, subdoli, la loro specialità è trasformarsi, mutare, adattarsi rapidamente
alle armi sempre nuove che gli sparano contro.
E' così che il professor Liu Janlun, 64 anni, apprezzato microbiologo molto
conosciuto in Cina, e non soltanto a Guangzhou o ad Hong Kong, è diventato il
"paziente zero". L'uomo identificato dagli esperti come il primo untore del
terribile virus killer, quello che ha diffuso l'epidemia letale portando con sé
l'infezione dall'istituto di ricerca in cui effettuava i suoi esperimenti all'Hotel
Metropole di Kowloon, dove ha dormito due notti, il 21e 22 febbraio scorso, nella stanza
231 al secondo piano, con le finestre che guardano il mercato di Temple Street.
Ad Hong Kong, Liu ci arriva già malato. Da cinque giorni non si sente bene.
Tossisce e accusa un po' di febbre. Ma una volta all'hotel sembra tutto passato, tanto che
si incontra subito con il cognato e insieme se ne vanno in giro lì attorno, a fare
acquisti in quella zona, Mongkok, che oltre ad essere la zona a luci rosse della città è
anche un grande centro commerciale. Un pomeriggio trascorso a passeggiare tra i negozi di
Natham Road e in mezzo alle bancarelle di Temple Street. Le ultime ore di serenità prima
di sentirsi male.
La mattina dopo, alle 10 del mattino, un'ambulanza lo porta a sirene spiegate
al Kwong Wah Hospital. Liu capisce subito, con orrore, che qualcosa è andato storto nel
laboratorio dell'Università. Forse quel vetrino toccato senza guanti, forse quella
provetta che si è rotta. "State attenti - dice subito ai medici dell'ospedale - Sono
un dottore. Sono stato infettato da qualcosa di sconosciuto e molto pericoloso".
Morirà il 4 marzo, nella camera a doppio isolamento dove l'hanno confinato.
E non sarà il solo. La passeggiata a Mongkok è bastata a condannare a morte
il cognato, che muore una settimana più tardi all'ospedale Prince of Wales, non prima di
avere infettato altre 79 persone e aver così dato il via alla spirale di morte che
attanaglia Hong Kong.
Si è detto che il professor Liu era venuto qui per partecipare a un
matrimonio di parenti. In parte è vero. Ma c'è qualcuno che afferma di conoscere il vero
motivo della trasferta del professore. Il suo nome è Sun Hong-Cheow, il suo lavoro quello
di responsabile del Centro per le ricerche epidemiologiche della provincia del Guangzhou:
"Ad Hong Kong - spiega - Liu c'era venuto per incontrarsi con qualcuno di Pechino,
che doveva ricevere i risultati della sua ricerca. Non molti erano al corrente del suo
lavoro. Io però sapevo che nella nostra regione si stava cercando di manipolare il virus
H5N1 per trovare un vaccino. Una procedura rischiosa, condotta oltretutto segretamente. Il
professore deve averne perso il controllo, inducendo in laboratorio una serie di mutazioni
del virus. Questo è il vero motivo per cui a Pechino hanno aspettato tanto per
autorizzare l'ispezione dell'Organizzazione mondiale della sanità qui a Guangzhou.
Avevano bisogno di tempo per far sparire le prove".
Il dottor Sun non ha incertezze nel descrivere quella che appare sempre più
come una storia alla X-files: "Gia due mesi fa - afferma - avevo mandato un
promemoria urgente sia al ministro della Sanità che a Zurigo, alla sede dell'Oms. Per
avvertirli sull'estrema pericolosità di alcuni virus di origine animale. Avevo anche
detto del pericolo potenziale rappresentato dagli esperimenti non controllati che il
dottor Liu ed altri stavano conducendo. Hanno ignorato tutto. Ho anche cercato di parlare
a Liu, ma non ne ha voluto sapere. Se mi avesse dato ascolto, probabilmente, oggi sarebbe
ancora vivo, e questa catastrofe che stiamo vivendo adesso, forse si sarebbe potuta
evitare".
Una ricostruzione agghiacciante, anche se difficile da verificare.
All'ospedale Sun Yat-sen di Guangzhou nessuno vuole parlare delle ricerche del dottor Liu.
Quando si pronuncia il suo nome i medici dell'istituto se ne vanno, oppure dicono che non
lo conoscevano. Solo un dottore che vuole rimanere anonimo accetta di parlare: "Non
so nulla delle ricerche di Liu, ma credo che non abbia colpe. Anzi lui stesso si era
lamentato più volte presso le autorità sanitarie che volevano tenere segreta
l'infezione. Chiedeva di rendere pubblica la notizia del contagio, perché la gente aveva
il diritto di sapere, diceva. Ma nessuno gli ha dato retta". Era uno scienziato, il
professor Liu. Dopo la sua morte è diventato solo il "paziente zero".
(© La
Repubblica)
| Polmonite atipica: aumentano
i casi sospetti in Italia |
Il ministro della Salute definisce fantascientifica l'ipotesi di un
virus manipolato. E assicura: "Siamo già in pre-allerta"
Saliti a nove i ricoveri per accertamenti A Carlo Urbani
medaglia d'oro alla memoria
ROMA - Cresce anche in Italia l'allarme
per la polmonite atipica che sabato scorso ha ucciso a Bangkok Carlo Urbani, il medico
italiano che aveva scoperto il virus. Il ministero della Salute ha reso noto che sono tre
i casi sospetti, uno a Milano, uno a Genova e uno a Roma. Ma il numero è destinato a
crescere: solo oggi ci sono stati due nuovi ricoveri nelle Marche e una famiglia di
quattro persone è stata posta in isolamento nell'ospedale fiorentino di Careggi. Intanto
è stato annunciato che lunedì il presidente della Repubblica assegnerà alla memoria di
Urbani la medaglia d'oro per la salute pubblica.
La famiglia fiorentina, composta da padre, madre e due figli, si è
presentata stasera al pronto soccorso accusando sintomi influenzali al rientro da un
viaggio in Cina. Dai primi accertamenti non è possibile sapere se la famiglia è stata
colpita dal virus killer o se invece si tratta di una semplice influenza. Pertanto le
quattro persone trascorreranno le prossime 24-48 ore in osservazione e in isolamento nel
reparto di infettivologia. Nei giorni scorsi altre due persone si erano presentate a
Careggi avendo accusato sintomi influenzali dopo che erano state nel Sud est asiatico.
Sono state però dimesse nell'arco di una giornata, dopo aver effettuato tutti gli esami
del caso che hanno escluso trattarsi di Sars, la sindrome respiratoria acuta indotta dal
misterioso virus che ha colpito il sud dell'Asia.
Difficile arginare il contagio. Il virus
proviene dall'Oriente, ma viaggia in aereo e fino a oggi a poco sono servite le
precauzioni prese negli scali di tutto il mondo. Casi sospetti sono stati segnalati oggi
in Belgio e Germania. E la comunità scientifica non è ancora riuscita a realizzare un
vaccino capace di arginare la diffusione del virus. "Non è stato ancora individuato
l'agente causale", ha dichiarato il ministro della Salute Girolamo Sirchia, ma ci si
sta avvicinando.
Il ministro ha anche escluso che il virus della polmonite atipica sia frutto
di una manipolazione, un'ipotesi che era circolata nei giorni scorsi. "E' un'ipotesi
fantascientifica", ha dichiarato Sirchia, aggiungendo che per il momento il virus non
sta creando grandi problemi in Italia. Sirchia ha inoltre ricordato che l'Italia è già
in uno stato di pre-allerta e sorveglianza. "Abbiamo a disposizione - ha spiegato -
una rete di centri specialistici in malattie infettive capace di intervenire in caso di
necessità".
Aumentano intanto le misure di sicurezza negli aeroporti. A Fiumicino sono
state introdotti controlli più severi, massima informazione e procedure standard
anti-epidemie. Misure di sicurezza scattate anche per le compagnie che servono l'Oriente.
Non solo: molte compagnie proprio per far fronte all'emergenza hanno ridotto il numero dei
voli o rinunciato alle tratte più a rischio. "Finora non c'è stata nessuna
emergenza - spiegano comunque dal reparto sanitario dell'aeroporto di Fiumicino - stiamo
seguendo le procedure standard e siamo costantemente in contatto con l'ospedale
Spallanzani di Roma e con il ministero della Salute".
Per tutti i viaggiatori in arrivo dai cinque paesi a rischio, al momento
della partenza, sono previsti dei "test di screening": oltre ai dati personali,
devono fornire indicazioni sul soggiorno, luoghi visitati, eventuali sintomi. Per il
resto, assicurano a Fiumicino, "non ci sono restrizioni di voli". "Se una
compagnia ci segnala l'arrivo di uno o più passeggeri sospetti, abbiamo il pronto
soccorso e una camera di isolamento. In caso di falso allarme raccomandiamo comunque
all'interessato, come a qualunque altro passeggero che dovesse manifestare i sintomi, di
mettersi in contatto con lo Spallanzani o il Sacco di Milano".
(© La
Repubblica, 31.01.2003) |
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