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Kaka comemora o título de
campeão italiano, em sua primeira temporada na Europa |
Da Redação
Em São Paulo
O Milan sagrou-se campeão italiano pela 17ª vez em sua história ao derrotar
a Roma, neste domingo, por 1 a 0, no estádio San Siro, com um gol do
atacante ucraniano Shevchenko no segundo minuto de jogo.
A equipe do técnico Carlo Ancelotti
chegou aos 79 pontos e não pode ser mais alcançada pelo rival da capital,
afinal restam apenas mais duas rodadas para o final da competição, sendo
impossível tirar uma diferença de nove pontos.
A Roma, apesar da derrota, garantiu
o vice-campeonato. Com 70 pontos, o time de Fábio Capello não será mais
alcançado pelo Juventus, que perdeu para o Perugia, por 1 a 0, e permaneceu
com 63 pontos.
O 17º "scudetto" foi conquistado em
um jogo bastante tenso e disputado. O Milan conseguiu abrir o placar logo
aos 2min. Após cruzamento na área, ao artilheiro milanês Shevchenko acertou
um belo golpe de cabeça sem chances para o goleiro Pelizzoli.
Depois do gol, o confronto ficou
extremante tenso, principalmente pela conduta do árbitro Messina di
Bergamo, que irritou principalmente os torcedores da Roma. A partida
precisou ser paralisada algumas vezes por causa de rojões atirados em
campo, vindo das arquibancadas. Um pênalti claro para os visitantes deixou
de ser marcado no primeiro tempo.
O jogo seguiu complicado na etapa
final, e o Milan foi apenas administrado o resultado. Ao passar dos
minutos, os jogadores da Roma ficaram mais irritados e procuravam provocar
os milaneses, que não entraram na onda e preferiam apenas comemorar.
Além do atacante Shevchenko, o
brasileiro Kaká, contratado junto ao São Paulo em agosto de 2003 apenas
como promessa, foi bastante festejado. Ao deixar o campo aos 40min do
segundo tempo, ele foi ovacionado pelos torcedores do Milan.
A Roma, no entanto, diz que irá
atrapalhar essa conquista. Ao final da partida, surgiram especulações sobre
um possível erro de direito, justamente no pênalti não marcado. As imagens
da TV flagraram o exato de Shevchenko tocando a bola com a mão dentro da
área.
Polêmica à parte, o Milan comemorou
o 17º título após cinco anos. A última conquista havia sido na temporada
1998/1999. "Foi uma campanha extraordinária", afirmou o técnico Carlo
Ancelotti, referindo-se ao fato do time ter perdido uma partida na
competição inteira.
(©
UOL Esporte)
Lampo Sheva, poi è festa Milan
I rossoneri battono la Roma 1-0 e vincono il loro 17° scudetto grazie
a un gol di testa dell'ucraino dopo due minuti. Gattuso e Dida colpiti
da petardi
MILANO, 2 maggio 2004 - Il Milan ha vinto lo scudetto. È il
diciassettesimo. Dopo un'autentica battaglia, più votata a evitare
petardi lanciati dalla curva giallorossa. Ma al termine di una partita
conquistata con merito per 1-0 contro una Roma inguardabile. Ancora
una volta sulla bionda scia di Andriy Shevchenko, servito magicamente
da Kakà dopo due minuti di gioco. Sheva sempre più Sheva. Come a
Manchester un anno fa, come a San Siro, anche se viene accusato di
toccare con il braccio una punizione di Totti nella ripresa. Una scia
straordinaria all'insegna dei record.
COSI'
IN CAMPO - Che coraggio, Carlo Ancelotti. Dopo avere battuto la
Roma tre volte in questa stagione all'insegna di una punta, schiera il
doppio attaccante: Tomasson e Sheva, supportati da Kakà. Per Fabio
Capello, senza Chivu in difesa, 4-4-2. Davanti a Pelizzoli Zebina alla
destra di Candela.
LA
SFIDA - Valeva la pena aspettare San Siro. Con un pubblico da
Old Trafford. Che con l'arte dello sbeffeggio saluta la Roma e i suoi
irriducibili diecimila tifosi al seguito. Un retorico "Milan l'è un
grand Milan", graffio alla Capitale. Scontati, e probabilmente
divertenti, i commenti nell'abbondante curva giallorossa. Da cogliere
con il labiale, purtroppo. La prima frazione di gioco non fa in tempo
ad assorbire l'adrenalina che al primo guizzo rossonero, sono passati
solo un'ottantina di secondi, Kakà imbraccia il regolo e misura in un
fazzoletto di terra un assist che Sheva capitalizza infilandolo di
testa nell'angolo alla destra Pelizzoli.
Il gol dell'ucraino ha il potere di sciogliere al sole la Roma,
infilzata a sangue freddo e per 37 minuti in balia dei rossoneri. È
sufficiente il possesso palla del Milan a fare la differenza, capace
di scatenare il contropiede a piacere, sia verticalizzando, sia sulle
fasce. Soprattutto dove regna Cafu, libero di cavalcare dentro immense
praterie. È un Milan votato alla lotta, contro una Roma che però
glielo permette. Le uniche insidie arrivano sulla fascia di Panucci e
Mancini, su cui spesso intervengono in raddoppio Costacurta e Maldini.
Di Cassano e Totti nessuna notizia, praticamente ingabbiati fra
centrocampo e difesa rossonera.
Così il Milan può permettersi di affondare, contando sulle invenzioni
di Kakà che quando prende palla semina terrore visibile a occhio nudo.
Al 25' Seedorf sfiora il palo con un rasoterra dopo un'azione corale,
frutto di un giro di palla sapiente e preciso. E si va avanti così,
con la difesa giallorossa, spesso in inferiorità numerica, messa sotto
pressione. La Roma resuscita al 39', quando Gattuso si imballa su una
percussione di Emerson; Candela se ne avvede ma non carica a
sufficienza il destro: Dida para in tuffo. Ma è Shevchenko a sprecare
clamorosamente il raddoppio dopo l'ennesimo ricamo di Kakà: una palla
perfetta al limite sulla destra, trasformato in un diagonale
rasoterra, che accarezza solo il palo.
È già ripresa e Capello si affida alle doti del talentino D'Agostino,
preferendolo a Candela. È una Roma più grintosa che al primo affondo,
era ora, di Totti, guadagna una punizione al limite ideale per il
capitano. Il fuoriclasse batte e si scatena il finimondo, per una
deviazione con un braccio di Sheva. Messina concede solo l'angolo e la
curva alle spalle di Dida risponde con un petardo che esplode vicino a
Gattuso il quale cade a terra stordito. Pausa di riflessione e si
ricomincia. Contano più i nervi a questo punto, in un clima che
diventa sempre più surreale. Il più consono a Gattuso, un leone, che
invita il popolo a esaltare le gesta dei rossoneri.
Ma è partita confusa che non ne vuol sapere più nulla delle marcature
ragionate e che vive molto sull'istinto e sul momento. Così,
nell'intento di cogliere l'attimo Sheva spara senza pensare a
Tomasson. Consapevole dell'inconsistenza di Cassano, Capello getta
nella mischia Delvecchio al posto del barese. Ma è Tomasson a sfiorare
da fuori area e poco dopo addirittura Nesta con un tiro ravvicinato
esalta le qualità di Pelizzoli. Milan autorevole protagonista quindi,
mentre la Roma ci prova con De Rossi al posto di Lima: l'ultima carta
di Capello. La contromossa di Ancelotti si chiama Ambrosini: la sua
copertura in certi momenti garantisce più di Tomasson che lascia fra
gli applausi. Messina, guardiano dello scudetto, è costretto a più
volte la gara per i petardi che la curva giallorossa lancia verso
sfiora Dida. Poi è solo muscolo, veleno, grinta, con Rui Costa al
posto di Kakà e Kaladze in quel di Seedorf. Messina alla fine fischia.
Dopo 7' di recupero. Il Milan è campione d'Italia.
MILAN-ROMA 1-0
(primo tempo 1-0)
MARCATORE:
al 2' pt Shevchenko
MILAN (4-3-1-2):
Dida; Cafu, Nesta, Maldini, Costacurta; Gattuso, Pirlo, Seedorf (dal
51' st Kaladze); Kakà (dal 42' st Rui Costa); Shevchenko, Tomasson
(dal 35' st Ambrosini) (Abbiati, Laursen, Serginho, Brocchi). All.
Ancelotti.
ROMA (4-4-2):
Pelizzoli; Panucci, Zebina, Samuel, Candela (dal 1' st D'Agostino);
Mancini, Emerson, Dacourt, Lima (dal 34' st De Rossi); Totti, Cassano
(dal 28' st Del Vecchio) (Lupatelli, Tommasi, Dellas, Corvia). All.
Capello.
ARBITRO:
Messina di Bergamo.
NOTE:
ammoniti Zebina, Samuel, Kaká, Lima. Recupero 1' pt, 7' st. Giornata
primaverile. Spettatori 76.647 (stadio esaurito) per un incasso di
1.621.768,00 euro.
(©
La Gazzetta dello Sport)
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