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Governo Berlusconi torna-se o mais longo da história da Itália

Aliados - O presidente do conselho de ministros Silvio Berlusconi e o vice-premier Gianfranco Fini

   Gestão do empresário, que completa 1.060 dias em 5 de maio, perdeu apoio popular

Enric González
Em Roma


   Silvio Berlusconi se transforma nesta quarta-feira (05/05) no presidente de governo (primeiro-ministro) mais duradouro da República Italiana. Serão 1.060 dias, um a mais que os acumulados por Bettino Craxi entre 1983 e 1986.

   Romano Prodi, Aldo Moro e Alcide de Gasperi, outros longevos em uma história na qual a sobrevivência média dos gabinetes não chega a um ano, ficam muito distantes da marca de Il Cavaliere. Berlusconi gosta de ostentar a estabilidade de sua administração. Mas sem dúvida o aniversário chega num momento pouco propício. A popularidade de Berlusconi está mais baixa que nunca.

   Jogaram a favor do primeiro-ministro e de seus 1.060 dias o novo sistema eleitoral, que transformou uma pequena vantagem em votos em ampla maioria parlamentar, e os problemas da oposição de centro-esquerda, mais dividida que nunca. Ele trouxe maestria no manejo de uma coalizão que reúne seu próprio partido-empresa, o Forza Italia, aos federalistas xenófobos da Liga Norte, aos ex-neofascistas da Frente Nacional e aos restos democrata-cristãos da UDC. Os líderes da coalizão discutem e se insultam em público, mas continuam convivendo no Palazzo Chigi.

   Berlusconi foi compreensivo com seus aliados, mas não com a oposição, com a qual mantém relações muito tensas. A tensão inclui desde dezembro o presidente da República, Carlo Azeglio Ciampi, o chefe de Estado italiano mais popular desde Sandro Pertini.

   Il Cavaliere rompeu quase totalmente a relação com o chefe de Estado quando Ciampi se negou a assinar a lei de televisões, por entender que favorecia excessivamente os interesses pessoais do primeiro-ministro, principal magnata da televisão do país. Desde então, segundo fontes próximas ao governo, Berlusconi e Ciampi só falaram pessoalmente uma vez, durante uma reunião do Conselho Nacional de Defesa. A lei de televisões, retocada, foi enviada novamente ao Palácio do Quirinal.

   Uma segunda recusa representaria uma profunda crise política. A insólita guerra fria entre as duas personalidades institucionais máximas da Itália também está relacionada ao fracasso da presidência semestral italiana na União Européia. Os colaboradores de Ciampi admitem que o presidente da República não gostou absolutamente dos malabarismos de Berlusconi às vésperas do Conselho Europeu de Bruxelas: anunciou que tinha uma proposta de última hora para conseguir a aprovação da Espanha e da Polônia para o projeto de Constituição européia e mentiu; chegado o momento, nada havia. Ciampi, europeísta convicto, não suportou bem o engano.

   A errática presidência semestral italiana teve conseqüências. As cúpulas trilaterais de Tony Blair, Jacques Chirac e Gerhard Schröder, que representam uma marginalização para a Itália, uma das potências fundadoras da UE, são vividas dolorosamente em Roma e contribuem para a erosão da popularidade de Berlusconi. O Forza Italia obteve 30% dos votos nas eleições européias de 1994, em 1999 foram 25% e agora, segundo o instituto de pesquisas Eurisko, a intenção de voto não alcança 20%.

   Berlusconi, porém, afirma que as eleições européias do próximo 13 de junho serão um plebiscito sobre seu governo. Acrescenta que não se demitirá, por pior que seja o resultado.

Iraque e Economia

   Os dois principais problemas de Berlusconi diante das próximas eleições são sem dúvida o Iraque e a economia. O primeiro-ministro afirmou que a missão militar italiana continuará em território iraquiano, mesmo que em 30 de junho não se tenha cedido o poder real a um governo autônomo e mesmo que a ONU não assuma um papel preponderante.

   Nesse ponto, difere da maioria dos italianos e mais uma vez do presidente Ciampi, que insiste que o Iraque não deve continuar sendo administrado exclusivamente pelos Estados Unidos. A essas dificuldades acrescenta-se o drama dos três guarda-costas italianos seqüestrados por um grupo iraquiano desde meados de abril.

   Quanto à economia, vai mal. Um ministro de governo reconheceu a este jornal, sob a condição de anonimato, que a situação econômica italiana, condicionada pelo baixo crescimento (o FMI prevê 1,1% para este ano), a pavorosa crise da Alitalia (prejuízos diários de 1 milhão de euros), a incerteza sobre a Fiat e os desastres da Cirio e da Parmalat, é "insatisfatória de forma evidente".

   "Precisamos de otimismo e de convencer o país de que somos capazes de superar essas dificuldades", disse o ministro. (
Tradução: Luiz Roberto Mendes Gonçalves)

(© EL PAÍS - UOL Mídia Global)


Silvio, il governo più lungo

di  Renzo Rosati

Con 1.060 giorni di permanenza batte il record di Craxi . E i sondaggi, ancora resi incerti dall'alta percentuale di indecisi, comunque concordano nel dare la maggioranza in lieve ripresa. Ma restano ancora sulla carta riforme decisive e la riduzione delle tasse.

   Mercoledì 4 maggio il governo Berlusconi diverrà il più longevo della storia repubblicana. Con 1.060 giorni di permanenza batterà il record precedente, stabilito da Bettino Craxi tra il 4 agosto 1983 e il 27 giugno 1986.

   Ma battere un primato, specie con l'avvento del sistema maggioritario, può anche significare poco, a parte la (legittima) soddisfazione. È probabile che salvo sorprese questo esecutivo arrivi alla fine della legislatura; bisogna però vedere come.

AN SENZA ALTERNATIVE

   Nonostante molti alti e bassi, la coalizione di centrodestra ha finora retto abbastanza bene. Con Alleanza nazionale è in corso una «verifica» che in varie forme dura da circa un anno; né Gianfranco Fini ha avuto ciò che voleva, cioè un maggior controllo sull'economia.

   Questa è la maggior spina nel fianco di Silvio Berlusconi, anche se non si vede come An possa sganciarsi dal governo. Gli uomini di Fini non possono certo passare con l'opposizione, come fece la Lega nel 1995.

   Altrettanta tenuta non c'era stata dal 1996 al 2001 con l'Ulivo, che governò anch'esso per cinque anni ma con tre premier diversi: Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuliano Amato. E con numerose defezioni tra gli alleati.

INDICE DI FIDUCIA

   Per Berlusconi sarà decisivo il primo importante test elettorale, le europee del 12 giugno. I sondaggi sono ancora resi incerti dall'alta percentuale di indecisi; comunque concordano nel dare la maggioranza in lieve ripresa rispetto ai minimi a cui era precipitata.

   L'indice di fiducia medio verso il governo, sceso sotto al 30 per cento, ora oscilla tra il 35 e il 40.
All'interno di questo dato, Forza Italia cercherà di avvicinare il risultato ottenuto alle europee del 1999, quanto ottenne il 29 per cento. Tenuto conto che allora stava all'opposizione e oggi ha l'onere principale del governo, Berlusconi si riterrà soddisfatto se supererà il 25 per cento.

   Per An si tratta di mantenere quota 12 per cento, mentre l'Udc nutre l'ambizione di raggiungere il 5.

EFFETTO MALATTIA DI BOSSI

   La sorpresa potrebbe venire dalla Lega: l'attivismo (anche eccessivo) degli ultimi tempi, la popolarità di alcune decisioni, ma soprattutto l'effetto della malattia di Umberto Bossi (che sarà comunque capolista) potrebbero portare al Carroccio nuovi consensi.

   Se questo scenario si verificherà avremo nel complesso una buona tenuta della Casa delle libertà, ma con un rimescolamento di rapporti tra Forza Italia e i suoi alleati. Ciò fatalmente porterà a quella famosa verifica chiesta da tempo, e probabilmente a una redistribuzione di poltrone ministeriali.

AMBIZIONE DI FINI

   L'ambizione di Fini è la Farnesina, mentre Berlusconi vorrebbe mollargli il ministero delle Attività produttive, in questo momento privo di deleghe e fonte più di problemi che di popolarità.

   Ma non è in ballo solo la geometria dell'esecutivo. Nei suoi tre anni Craxi prese alcune decisioni importanti, tre su tutte: la riforma della scala mobile, il nuovo Concordato, un rapporto forte ma paritario con gli Usa.

   Craxi era stato in precedenza, alla fine dei Settanta, tra i grandi sostenitori dell'installazione in Italia dei missili Pershing e Cruise, ma poi si scontrò con Ronald Reagan per la vicenda di Sigonella. A vederla con gli occhi di oggi si può dire che il leader socialista fece male a proteggere i dirottatori dell'Achille Lauro, tuttavia quell'atteggiamento, con tutte le sue ambiguità, corrispondeva alla tutela degli interessi nazionali. Interessi che Craxi difese anche al cospetto di un altro leader mondiale assai poco arrendevole: Margaret Thatcher.

PIU' CREDIBILITA' INTERNAZIONALE

   Anche Berlusconi ha orientato la politica estera in maniera netta, schierandosi decisamente a fianco degli Usa e della Gran Bretagna. Ma, se è un dato di fatto che oggi l'Italia ha più visibilità e credibilità sulla scena internazionale, è altrettanto vero che l'asse con George Bush e Tony Blair ha attirato al governo di Roma non poche difficoltà in Europa.

   Nei primi tre anni di governo Berlusconi si è poi trovato alle prese con una crisi economica seria, il che ha impedito di mantenere finora molte delle riforme elettorali.

   Tuttavia (e forse anche proprio per questo), un anno è stato perso per discutere inutilmente sull'articolo 18; e solo alla fine si è varata una riforma del lavoro più ampia con la legge Biagi.

LE RIFORME ANCORA SULLA CARTA

   Restano ancora sulla carta la riforma delle pensioni e la riduzione delle tasse. Si tratta di interventi strutturali e incisivi, che possono realmente connotare l'identità di un governo, oltre a risolvere problemi in sede europea e italiana.

   È superfluo dire che dopo varie leggi una tantum, il record di Berlusconi, per non restare un puro fatto statistico, dovrebbe fregiarsi di queste riforme. Un governo viene ricordato per quanto dura, ma soprattutto per ciò che fa.

(© Panorama)
 

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