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O escritor e
jornalista italiano Tiziano Terzani |
da France Presse, em Roma
O escritor e jornalista italiano Tiziano Terzani, correspondente do
jornal "Corriere della Sera", morreu, aos 65 anos, em
conseqüência de uma grave doença, informou Angela Terzani, mulher do
autor.
O funeral será realizado em Florença, cidade natal do
escritor, segundo a família.
Nascido em 14 de setembro de 1938, Tiziano Terzani estudou na
Itália, Reino Unido e Estados Unidos antes de iniciar, em 1971, sua
carreira como correspondente na Ásia. Nos últimos anos trabalhou na
Índia.
Terzani também foi colaborador do jornal italiano "La Repubblica",
da revista "L'Espresso" e da publicação alemã "Der Spiegel".
Terzani publicou vários livros, entre eles "The Fall and Liberation
of Saigon" ("A Queda e Libertação de Saigon") e "Goodnight Mr.
Lenin" ('Boa Noite Lenin").
(© Folha Online)
E' morto Tiziano Terzani

Lo scrittore e giornalista era nato a Firenze nel 1938.
In marzo era uscito il suo ultimo libro, «Un altro giro di
giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo»
FIRENZE - E'
morto Tiziano Terzani:
lo scrittore e giornalista aveva 66 anni. Lo ha annunciato la moglie
Angela: «Il 28 luglio, nella valle di Orsigna - si legge in una
dichiarazione di Angela Terzani - è serenamente scomparso o, come
preferiva dire lui, ha
lasciato il suo corpo, Tiziano Terzani. La cerimonia di addio
si terrà nella Sala d'Armi di Palazzo Vecchio a Firenze, venerdì 30
luglio, alle ore 17.30.
IN INDIA - Nato a
Firenze nel 1938,
era una delle voci più limpide e originali del nostro panorama
letterario, un profondo conoscitore del continente asiatico e uno
dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello
internazionale. Cronista e scrittore, è stato autore di reportage e
racconti tradotti in tutto il mondo. Da anni era uno dei
collaboratori di punta del
Corriere. Nel 1971 era diventato corrispondente dall'Asia per
il settimanale tedesco
Der Spiegel. E' vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino,
Tokyo e Bangkok. Nel
1994 si era stabilito in India con la moglie Angela Staude,
scrittrice, e i due figli.
LIBRI E VITA -
Molti i suoi libri: già nel 1973 pubblica «Pelle
di Leopardo», dedicato alla guerra in Vietnam. Nel 1975 è
uno dei pochi giornalisti
che resta a Saigon e assiste alla presa di potere da parte dei
comunisti; da questa esperienza nasce «Giai Phong! La liberazione di
Saigon» (1976), che verrà tradotto in varie lingue. È fra i primi
cronisti a tornare in Cambogia, a Phnom Penh, dopo l'intervento
vietnamita: racconta il suo viaggio in «Holocaust in Kambodscha» (1981).
Il lungo soggiorno in Cina,
conclusosi con l'arresto per
«attività controrivoluzionarie» e con l'esplusione, gli fa
scrivere «La porta proibita» (1985). Sul crollo dell'impero sovietico
pubblica «Buonanotte, Signor Lenin» (1992). Seguono «Un indovino mi
disse» (1995), cronaca di un anno vissuto come corrispondente in Asia
senza mai prendere aerei: il libro diventa un bestseller, a cui fa
seguito «In Asia», pubblicato nel '98. Nel '97 Terzani ha vinto il
prestigioso «Premio Luigi Barzini all'inviato speciale».
L'ULTIMO LIBRO - Quest'anno, in marzo, era uscito l'ultimo
suo libro, «Un altro giro di
giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo», edito da
Longanesi. Un testo molto coraggioso: l'origine e lo spunto del libro
sono la scoperta dell'autore
di avere un tumore. E' l' inizio di un lungo viaggio alla ricerca
di aiuto attraverso civiltà lontane e diverse, ma non solo. Come scrive
Terzani «a pensarci bene,
dopo un po' il viaggio non era più in cerca di una cura per il mio
cancro, ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità».
(©
Corriere della Sera)
È morto Tiziano Terzani,
raccontò l'Asia e la tolleranza
È morto
Tiziano Terzani, giornalista e scrittore di grande spessore, celebrato
anche a livello internazionale. Terzani è stato dal 1971 il
corrispondente dall’Asia del prestigioso settimanale tedesco Der
Spiegel. Tiziano Terzani, nato a Firenze nel 1938, si era trasferito
in Asia con la moglie, la scrittrice Angela Staude e con i due figli.
Poliglotta (conosceva 5
lingue) e due volte laureato, ha vissuto tra Singapore, Hong Kong,
Pechino, Tokio e Bangkok. Ha battuto l’Asia in lungo e il largo,
descrivendo la molteplicità della cultura asiatica, raccontando storie
di pace e, soprattutto, di guerra. Era uno dei pochi a essere rimasto a
Saigon nel 1975, anno in cui i comunisti conquistarono il potere.
Pubblicò su quegli eventi un libro, «Giai Phong! La liberazione di
Saigon», premiato in America come Book of the Mounth. Celebri anche le
cronache dalla Cambogia, raccolte in «Holocaust in Kambodscha» (1981).
Terzani fu uno dei primi giornalisti a stare sul campo dopo l’intervento
vietnamita.
Penna raffinata, eccelso
narratore, ma anche personalità sgradita. È ancora ben ancorata nella
memoria di molti la sua espulsione dalla Cina, per attività
controrivoluzionarie. Una motivazione che nel gergo di regime altro non
significa che scarsa adesione alla propaganda comunista. Anche su questo
tema Terzani produsse un ottimo libro, «La Porta Proibita» (1985). Il
giornalista fiorentino è stato anche osservatore attento e scrupoloso
del disfacimento dell’impero sovietico. Il suo libro dedicato
all’implosione del sistema russo, «Buonanotte signor Lenin» (1992) è
stato selezionato in Gran Bretagna per il Thomas Cook Award,
riconoscimento di fama internazionale dedicato ai reportage di viaggio.
Ma probabilmente il suo
capolavoro è stato «Un indovino mi disse» (1995), resoconto di un anno
di viaggi e di cronache asiatiche in cui il giornalista non ha mai preso
l’aereo. Un giornalismo d’altri tempi, la resurrezione del romanticismo
e del gusto del viaggio, del particolare, del piacere ormai fuori moda
offerto dal percorrere le strade polverose dell’Asia, di villaggio in
villaggio. Tiziano Terzani è stato insignito nel 1997 del premio «Luigi
Barzini», massimo riconoscimento italiano per inviati speciali. Basta
scorrere la lista dei vari vincitori (Ettore Mo, Enzo Biagi, Barbara
Spinelli, Bernardo Valli), per capire di quale gotha Terzani era entrato
a far parte, con gran merito.
Negli ultimi anni Tiziano
Terzani è stato in prima linea nel contestare la riaffermazione dei
venti di guerra, della lotta contro il nuovo Altro, cioè l’islamismo.
Terzani ha scritto «Lettere contro la guerra», un lavoro che ha avuto un
piacevole ritorno di pubblico e che sintetizza inequivocabilmente le sue
posizioni. Tra l’altro Terzani è entrato in polemica con Oriana Fallaci,
dopo la virulenta critica al mondo islamico, innescata dalla scrittrice
con l’uscita di «La rabbia e l’orgoglio». Terzani le ha risposto a modo
suo, con classe, senza mai scadere in inutili improperi e accuse senza
fondamento. E lo ha fatto con un lungo articolo, «Lettera da Firenze»,
risposta alla «Lettera da New York» della Fallaci, pubblicata dal
Corriere della Sera il 29 settembre del 2001.
(©
l'Unità)
Addio a Tiziano Terzani
Francesca Lancini
Si è spento ieri nella città natale di Orsigna
(Firenze) Tiziano Terzani, giornalista e narratore dei mille volti
dell’Asia. Aveva 65 anni e da anni era malato di cancro.
29 luglio 2004 - “Diventai giornalista
perché alle corse podistiche
arrivavo sempre ultimo. Ero studente in un liceo di Firenze e mi
ostinavo a partecipare a tutte le campestri che si tenevano alle
Cascine. Non avevo alcun successo tranne quello di far ridere i miei
compagni”, scriveva Tiziano Terzani, giornalista tra i più grandi in
Italia e nel mondo, nell’introduzione di uno dei suoi libri più letti
e amati, “in Asia”. Ostinazione, coraggio, buon senso,
sensibilità, curiosità irrefrenabile, lucidità, cuore. Tutto questo
era Tiziano Terzani. Caratteristiche che gli permisero qualche anno
più tardi - la prima volta fu nel 1965 da Tokyo - “di poter essere in
prima fila là dove avvengono le cose, porre a chiunque le domande più
impossibili, mettere il piede in tutte le porte, fare i conti in tasca
ai potenti e poi poterne scrivere”.
Tiziano Terzani nacque a Firenze nel 1938 e dal 1971
divenne corrispondente dall’Asia per il settimanale tedesco Der
Spiegel, i media italiani
allora non erano interessati a quegli angoli sconosciuti che stavano
dall’altra parte del mondo. Iniziò per vocazione, si trovava in
Giappone come dipendente della Olivetti e non poteva fare a meno, in
quell’universo così estraneo dove “il moderno rende tutto piatto e la
civiltà tutto civile”, di scrivere lettere alla moglie Angela, che lo
ha seguito in tanti anni di peregrinazioni per poi lasciarlo solo
quando, avendo scoperto di avere un cancro nel 1997, iniziò un
percorso dagli Stati Uniti all’India, dalla Thailandia alle Filippine,
per trovare se stesso e il senso profondo del mondo esterno. Un
viaggio intimissimo narrato nell’ultimo libro, “Un altro giro di
giostra”, uscito lo scorso 25 marzo.
Terzani, che poi divenne collaboratore del Corriere della
Sera e Repubblica,
visse a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok, New Dheli e
nell’ultimo periodo – sempre nell’adorata India – in una casetta alle
pendici dell’Himalaya. Raccontò la guerra del Vietnam: “La guerra è
una cosa triste, ma ancora più triste è il fatto che ci si fa
l’abitudine”, scriveva da Saigon nell’aprile ‘72. “Il primo morto,
quando l’ho visto, stamani rovesciato sull’argine di un campo con le
braccia aperte, le mani magrissime piene di fango e la faccia gialla,
di cera, mi ha paralizzato. Gli altri, dopo, li ho semplicemente
contati, come cose di cui bisogna, per mestiere, registrare la
quantità”. Ma Tiziano Terzani non registrò mai nulla, non conobbe mai
il cinismo che spesso avvelena questa professione. “Scrivi col cuore”,
diceva ai ragazzi che si affacciavano al mestiere. Terzani faceva
parlare le persone, anche le più anonime, le metropoli
ultra-urbanizzate e i villaggi arrampicati su un fiume d’oriente, le
piccole consuetudini e le ragioni dei conflitti, della politica
internazionale, lui pacifista fino al midollo.
Gli
orrori del Vietnam li denunciò nel primo libro “Pelle di Leopardo”
(1973) e poi ancora in “Giai Phong!La liberazione di Saigon” (1976):
Terzani era tra i pochissimi giornalisti che rimasero a Saigon nel
1975 e assistettero alla presa del potere da parte dei comunisti.
Seguirono “Holocaust in Kambodsha” (1981 - Cambogia); “La
porta proibita” (1985) in cui parla del lungo soggiorno in Cina e
dell’espulsione dal Paese per “attività controrivoluzionaria”;
“Buonanotte, Signor Lenin” (1992), testimonianza della caduta
dell’impero sovietico; “Un indovino mi disse” (1995), un anno
trascorso “a giro” per l’Asia senza prendere aerei in seguito alla
profezia funesta di un indovino. Fu in prima linea anche nelle guerre
post 11 settembre: rispose sul Corriere della Sera a “La rabbia e
l’orgoglio” della concittadina Oriana Fallaci e scrisse, dopo
essere stato in Afghanistan nel 2002, “Lettere contro la guerra”,
invitando al dialogo con l’Islam.
In "Un altro giro di giostra”, Tiziano Terzani
si allontanò dalla professione e, soprattutto, dai limiti temporali
che questa comportava, per guardare dentro la malattia e il senso
della vita. Sperimentò, con la curiosità e la totale mancanza di
pregiudizi e barriere ideologiche di sempre, la medicina tradizionale
e quella alternativa: di nuovo mosso dalla volontà di capire un nuovo
modo di intendere la vita e la morte. Si preparava però a tornare, con
un nuovo io interiore, dall’India all’Orsigna, a contatto col mondo
esterno. Non ci stancheremo mai di aspettarlo.
(©
Peace Reporter)
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