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Jornal comunista de Roma  "L'Unità" encerra atividades

 
Este é o Editorial do último número do Jornal (L'Unità, 28.07.2000)

L'Unità chiude

Giuseppe Caldarola

Doveva proprio finire così? Lo strappo c'è stato, duro, improvviso, feroce. Persino il film della giornata restituisce fotogrammi incredibili con il liquidatore che interrompe un'assemblea per convocare il Direttore e comunicargli la cessazione delle pubblicazioni e la messa in cassa integrazione di tutti i dipendenti (direttore compreso, cosa di cui sono fiero).
La segreteria Ds spera di convincere l'editore Dalai a migliorare un'offerta che il sindacato ha sentito bollare dal liquidatore come inconsistente. In molti sperano che le pubblicazioni riprendano. Per noi è un dramma, ma questo può persino essere messo da parte. È il dramma della sinistra. È una ferita aperta nel cuore di un mondo immenso che va al di là dei lettori dell'Unità. Moriamo per debiti, moriamo per una crisi finanziaria pazzesca. Ma può morire così una parte viva della storia della sinistra? Insisto: questo giornale non è solo una grande storia, non è solo la memoria della sinistra, era una delle sue armi migliori.
Lunedì è venuta a trovarmi in redazione un'anziana signora pensionata («ho ottant'anni, vi leggo da ragazza») che mi ha consegnato un assegno di un milione e mi ha praticamente intimato di non chiudere il «suo» giornale. Non ce l'abbiamo fatta.
La sinistra, tutta la sinistra, da oggi è più debole. Esiste per gli esseri umani, ma esiste anche per un giornale che ha accompagnato la vita di milioni di persone, il diritto alla buona morte. Neppure questo. Non so se il giornale riprenderà, non con molti di noi, non con me. C'è una pagina di storia che viene voltata, ad altri toccherà riaprirla, se sarà possibile. L'atrocità di questo epilogo dell'Unità è che avviene di fronte a una sinistra che non sa che dire. Una parte ha cercato di fare, un'altra è rimasta a guardare. Ora se non c'è uno scatto d'orgoglio, se la sinistra non trova una propria ragione d'essere la vicenda dell'Unità prepara altri drammi. Tutti noi possiamo fare qualcosa. In un momento così grave di sconfitta storica bisogna guardare in faccia la realtà e ritrovare le ragioni per riprendere a combattere. Ricordo questo verso di Neruda: «Altri avanzarono e vinsero, avanzando con la storia». Noi no. Eppure non si può rinunciare ad avanzare con la storia, neppure in un momento come questo.


Leia a Notícia sobre o declínio financeiro do jornal L'Unità

O diário deve chegar às bancas pela última vez hoje (28.07.2000). Fundado pelo filósofo Antonio Gramsci, o "L'Unità" foi durante muitos anos um dos mais vendidos do país e órgão oficial do extinto Partido Comunista Italiano (que mudou seu nome para Partido Democrático da Esquerda).
O jornal é um símbolo da esquerda italiana. Fundado em 1924, o diário resistiu clandestinamente ao fascismo.
A circulação do jornal foi sendo reduzida cada vez mais nos últimos anos, e estima-se que sua dívida seja de US$ 33,9 milhões.
Mas o jornal afirma que a luta continua. A última edição do "L'Unità" deveria ir às bancas italianas hoje, mas seus 200 funcionários ficaram reunidos durante todo o dia de ontem em uma assembléia para discutir uma possível saída para a falência.
O ministro do Trabalho italiano, Cesare Salvi, recebeu ontem representantes sindicais e credores para tentar discutir uma saída para a crise. O presidente Carlo Ciampi declarou: "Espero que seja possível encontrar uma solução para que uma importante voz da política e da sociedade italiana não seja calada".
O "L'Unità" foi também uma vitrine para conhecidos políticos italianos de esquerda. O ex-premiê Massimo D'Alema foi editor-chefe do diário.
Em meados dos anos 70, o jornal chegou a ter uma tiragem de 268 mil exemplares. Nos últimos meses a tiragem se manteve em torno dos 50 mil.


Folha de São Paulo,  28.07.2000)


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