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Sem se identificar como jornalista, o repórter Ricardo Bocco, do
semanário "L'Espresso", "confessou" a um padre de Turim que havia sido
cúmplice da morte do pai, por eutanásia. Inventou que ele sofrera por 15
anos de esclerose incurável.
"Eu o proíbo de conviver com remorsos", respondeu o clérigo. Em Nápoles,
ao confessar o mesmo e suposto pecado, um outro padre disse que a igreja
tinha o direito de manter suas posições, mas que, se estivesse
convivendo com uma situação idêntica, "eu tiraria da tomada o aparelho
de respiração dele".
A reportagem, ao demonstrar que nem sempre os padres seguem a ortodoxia
em questões altamente definidas pelo Vaticano, traz outras "confissões"
curiosas.
No confessionário de uma igreja de Roma, o jornalista se disse arquiteto
e homossexual -contou que abandonou a mulher para viver com um colega de
trabalho.
"A igreja está mudando suas posições. Há muitos sacerdotes homossexuais
e freiras lésbicas", disse-lhe o padre. Ao se espantar com a revelação
sobre o homossexualismo das freiras, o padre o tranqüilizou e afirmou
que não é tão freqüente e que a mídia ainda não se estava tão informada
a respeito.
Um outro padre, na cidade de Turim, foi mais rígido: "Tente manter essa
relação [com o amante] apenas nos limites da amizade."
Ao se "confessar" em Roma, o repórter disse ser soropositivo e afirmou
ao padre que não usava preservativos em suas relações esporádicas.
"Pense em se casar", aconselhou o padre. O confessor também disse
laconicamente que ele deveria, mesmo numa relação conjugal, evitar o uso
da camisinha. Em Turim, outro padre respondeu apenas que "é um problema
de consciência".
Em Milão, o repórter inventou que, num exame pré-natal, sua mulher
descobriu que a criança sofria de síndrome de Down e que o casal pensava
em abortá-la. "Nem pensar", respondeu o padre.
Em Nápoles, um padre lavou as mãos quando o repórter disse que havia
agendado uma consulta na Espanha, para recorrer a técnicas de
inseminação com embriões para engravidar sua mulher, com quem estava
casado há dez anos.
(©
Folha de S. Paulo)
di Riccardo Bocca
Eutanasia, condom,
staminali, omosessualità. Nei confessionali di cinque città abbiamo
raccolto le risposte dei preti. Che molto spesso sono in netto contrasto
con le direttive di papa Ratzinger
Ufficialmente c'è la dottrina
della Chiesa. Un tragitto rigido che poco concede alle
interpretazioni. Basti pensare all'aborto e alla sua
condanna assoluta. O alla fecondazione assistita: un
intervento impossibile, dice la Chiesa, impensabile per chi
rispetta la natura umana. E il preservativo? Proibito, anche
a chi è sieropositivo. Per non parlare dell'omosessualità, o
del divorzio, da sempre stigmatizzati. Posizioni che fanno
discutere, riflettere. Domenica 21 gennaio, non a caso, il
cardinale Carlo Maria Martini è intervenuto su un altro tema
rovente, eutanasia e accanimento terapeutico, auspicando
nuove norme per il rifiuto delle cure (ipotesi subito
stoppata dal presidente della Conferenza episcopale italiana
Camillo Ruini). Poco prima Umberto Veronesi aveva denunciato
"l'invadenza del mondo religioso su quello scientifico". Il
tutto mentre Benedetto XVI, al convegno nazionale della
Chiesa italiana, ha criticato la "nuova ondata di
illuminismo e laicismo", l'etica ormai ridotta "dentro i
confini del relativismo e dell'utilitarismo".
Ma come la pensa il grande esercito dei preti italiani,
quelli che tutti i giorni ascoltano i fedeli, le loro
difficoltà e le loro perplessità? Come si comportano, nella
pratica, questi sacerdoti in bilico tra i principi della
dottrina e quelli più terreni della pastorale? E
soprattutto: sono in grado di affrontare temi tanto
impegnativi? Per capirlo, siamo entrati nel posto dove
possono esprimersi con la massima serenità: il
confessionale. Abbiamo costruito identità fittizie e
dichiarato peccati immaginari, legati alle questioni più
scomode della società contemporanea: dalla dolce morte alla
droga, dalla prostituzione alle truffe, dal sesso con minori
al battesimo nelle coppie miste. Le loro risposte, raccolte
in 24 chiese italiane, da Torino a Palermo, da Milano a
Napoli e Roma, sono qui pubblicate: a volte coraggiose,
altre assai tradizionali, altre ancora inadeguate. Sempre
però sorprendenti, nella forma e nei contenuti.
EUTANASIA
"Senso di colpa? Glielo proibisco"
Sono un quarantenne sposato, con figli, che esce da
una vicenda dolorosa. Mio padre è stato malato per 15 anni
di sclerosi laterale amiotrofica. Una patologia che gli ha
paralizzato prima le gambe, bloccandolo su una sedia a
rotelle, poi le braccia, costringendolo al letto, e infine
ha colpito l'intero corpo. "Uno strazio", spiego al frate
che mi confessa a Napoli, "culminato con una crisi
respiratoria, a seguito della quale mia madre ha chiamato il
118 perché gli applicassero un respiratore. Una scelta per
la quale mio padre l'ha maledetta, chiedendole di morire in
pace. E così, una sera, quando già aveva perso l'uso della
parola, il nostro medico di fiducia gli ha staccato il
respiratore, e lui se n'è andato in pace".
"Non era vita...", sospira il frate: "Hai senso di colpa,
forse?".
"Senso di responsabilità", dico: "Ho visto qualcosa di
atroce, e una persona determinata a interrompere quel
delirio".
"Comprendo. Sai che ti dico? Non ci pensare più. Questa cosa
la mettiamo ai piedi di Dio, così com'è. È una questione
spinosa, come il suicidio: la Chiesa lo condanna, ma se
domani dovessi uccidermi è perché la mia testa non funziona
più, o no? Certo, di fronte a queste situazioni estreme la
Chiesa ha il diritto di mantenere la sua posizione,
altrimenti uccidere diventa la norma. Ma nel caso di quel
Welby, ad esempio, o di tuo padre... Io stesso, avessi un
padre, una moglie, un figlio che per anni vive unicamente
grazie a un mezzo artificiale... lo staccherei... Vivi
tranquillo e sereno, pensa solo a fare il bene e fuggire il
male. E statti bene!".
Così mi congeda, il frate, dopo avermi assolto e
raccomandato ancora di condurre una vita retta. "D'altronde,
spiega il mio secondo confessore, un parroco torinese di
lunga esperienza, "quello della vita è un grande tema, e la
Chiesa non può cedere". Quanto a me, dice, non devo vivere
con il senso di colpa: "Glielo proibisco!... Non deve
tornare indietro, comunque sia; Dio l'ha già perdonata. Va
di moda l'espressione 'purificare la memoria': ecco, vale
anche per quella personale. Cosa fatta, capo ha", dice: "Si
abbandoni al Signore, e che non ci siano strascichi".
Dopodiché pronuncia l'assoluzione e il suo invito ad
abbandonare "rimpianti e negatività".
AIDS E
PRESERVATIVO
"Niente condom, tante preghiere"
Sono un trentenne sfortunato. Per colpa di una trasfusione sono
infatti diventato sieropositivo. All'inizio è stato uno shock,
soprattutto per me che sono cattolico, anche se non praticante. Poi mi
sono ripreso, sto bene, il mio corpo risponde alle cure e gli esami
dicono che la malattia non procede. "Così", spiego al confessore, un
prete di mezza età in una chiesa romana, "ho ripreso ad avere rapporti
sessuali. Ma per non violare le indicazioni della Chiesa, non uso il
preservativo. Nemmeno con la compagna fissa che ho da qualche tempo. Mi
limito a tenere sotto controllo i valori. Faccio bene? O comunque pecco,
non tutelando la salute della persona che amo?".
Il confessore non mi risponde. Cambia discorso: "Per quale motivo ti
dichiari non praticante?", chiede.
"Perché non frequento la chiesa, non vengo a messa", rispondo. E
insisto: "Sa, questo trauma mi ha portato a concentrarmi su me
stesso...".
Il confessore torna però a parlare della preghiera, "che è molto
importante", e della messa, alla quale mi devo "riabituare". Quanto al
mio problema, mi chiede se la ragazza che frequento è sposata o
divorziata, se intendo sposarla e se è al corrente del mio problema. Poi
ribadisce di non sottovalutare la messa e la preghiera".
"Quindi", domando, "continuo a non usare il preservativo?".
"Sì", risponde il confessore. "E valuta la possibilità di sposarti.
Sennò, meglio soli che male accompagnati". Dopodiché non mi assolve, ma
mi dà "una bella benedizione".
L'esatto opposto del confessore che incontro a Torino, il quale ascolta
i miei peccati in sagrestia, attorno a un tavolino, mentre i muratori
vanno e vengono per i lavori in corso. Lui mi assolve, alla fine. Ma
quando gli chiedo se devo continuare a non usare il preservativo, vista
la mia sieropositività, dice solo "che è un problema piuttosto
personale, di coscienza".
"Certo", replico, "ma io non uso il preservativo perché è la Chiesa che
dice di non usarlo...".
"E lei crede di fare bene o male, a seguire le indicazioni della
Chiesa?", domanda irritato.
"Credo di fare bene".
"E allora?".
"Continuo a comportarmi secondo coscienza...", dico.
"Bravo!, Bravo!".
STAMINALI EMBRIONALI
"Via libera, con discrezione"
Sono un ricercatore sulla quarantina. Lavoro in un polo
tecnologico pubblico e mi occupo di cellule staminali. Attività
splendida, ma con due problemi: gli scarsi finanziamenti e uno stipendio
da 1.100 euro. La stessa cifra che guadagna mia moglie, anche lei
ricercatrice. "Ora", spiego al giovane confessore di una chiesa romana,
"mi è arrivata un'offerta straordinaria. Una società farmaceutica
svizzera mi ha offerto di lavorare sulle staminali embrionali: il ramo
più avanzato della ricerca. Sono tentato di andarci, mi offrono anche
molti soldi, ma sono frenato dalla posizione della Chiesa, che condanna
tale pratica. Per questo sono qui a confessarmi: cosa devo fare?".
"Allora", inizia il confessore: "Ci sono due cose da dire: la prima è
che dobbiamo seguire la legge della Chiesa, e la seconda che dobbiamo
agire secondo la nostra coscienza. Ma quando agiamo secondo coscienza,
non dobbiamo andare contro le parole della chiesa". Insomma, "se una
cosa non va bene secondo la chiesa, non va bene nemmeno per la nostra
coscienza. A proposito", chiede a sorpresa lui a me, "che cosa dice la
Chiesa su questa cosa?...".
"Dice che si può fare ricerca soltanto sulle staminali adulte",
rispondo. E insisto: "Se accettassi l'offerta, migliorerei le finanze
della mia famiglia, potrei pensare a un figlio... E poi è meglio, se in
un posto così c'è uno con i miei scrupoli, piuttosto che un altro...".
"In questo caso", conclude lui, "hai la ragione per farlo".
"Cioè? Posso accettare l'offerta?".
"Sì, sì, certo...", dice lui.
Non solo: quando gli chiedo se nella nuova azienda devo affrontare la
questione, parlarne, risponde che non sono tenuto a farlo:
"Assolutamente".
Indicazioni che stridono con la posizione ufficiale della Chiesa, è
evidente. Ma che non cambiano troppo 600 chilometri più a nord, dove un
sacerdote milanese riconosce che "effettivamente le staminali sono il
futuro... Io credo", dice, "che si possa accettare il lavoro, magari non
occupandosi delle embrionali...".
"Ma è proprio quello, il cuore
dell'offerta...", ribatto. Al che lui trova una curiosa
soluzione: "Uno che lavora in questi settori", dice, "potrebbe
non sapere da che parte vengono le cose sulle quali
interviene... Insomma: quello che dipende da me, faccio. Il
resto non è mia responsabilità. D'altronde chi analizza il
sangue mica sa dove sono andati a prenderlo...".
"Quindi posso fare la mia parte...".
"Certo, può giocare su questa ambiguità. E comunque", ci tiene a
precisare, "religione e ricerca scientifica non sono in
opposizione: entrambe vengono da Dio, dipende poi da come si
utilizzano i risultati...".OMOSESSUALITÀ
"Un problema, come il mal di testa"
Sono un
architetto che fino a cinque anni fa conduceva una vita
normalissima. Amici, compagne, soddisfazioni sul lavoro.
Senonché avevo sempre una strana inquietudine, un senso di non
completezza. "Il perché l'ho capito quando ho provato attrazione
per un collega di lavoro", spiego al mio confessore. "Con lui
non è successo niente, ho represso questa emozione. Poi ho
conosciuto il mio attuale compagno, e ora vivo con lui una
relazione molto serena; al punto che sono oggi a Roma per
organizzare la nostra convivenza. Sbaglio tutto? O devo seguire
la mia natura, il mio istinto?".
"La Chiesa", mi risponde il sacerdote, "sta cambiando il suo
atteggiamento verso la dimensione omosessuale. Non si usa più il
linguaggio di anni fa, quando si insisteva sul concetto di 'vita
disordinata'. Non dico che l'opinione sia cambiata a livello
ufficiale, ma almeno c'è più rispetto. D'altronde
l'omosessualità è una tendenza valida come espressione umana. Ci
sono anche sacerdoti omosessuali, e suore lesbiche...".
"Sono tante, queste suore?", chiedo.
"È più raro, rispetto ai sacerdoti. Nel senso che il fenomeno
non ha ancora avuto l'attenzione dei mass media. Comunque", dice
tornando al problema, "se hai la coscienza in pace riguardo a
questo orientamento, non c'è nessun peccato. L'atteggiamento
migliore è quello di essere aperto, di essere aggiornato sulla
questione...".
"Mantenendo la mia omosessualità segreta, o dicendo a tutti come
sono davvero?", chiedo.
"Dipende dall'ambiente e dalla persona", dice: "Generalmente,
l'atteggiamento migliore è essere te stesso, svelarsi. Quello
che in inglese si chiama 'coming out'...".
Parole solidali, comprensive, quelle del confessore, alle quali
segue l'assoluzione. L'esatto opposto di quanto avviene a
Torino, dove un parroco imbarazzato si limita a benedirmi dopo
mezz'ora di faticosa confessione: "L'insegnamento della Chiesa",
ripete più volte, "è molto chiaro. Se io le dicessi di lasciarlo
perdere, sarebbe lei il primo a dire che devo andare a studiare!
Certo, lei questa situazione non l'ha cercata, non l'ha voluta.
Mi sembra che ci possa essere qualcosa di ordine biologico...".
"È tutto molto naturale", sottolineo.
"Le potrei dire: come c'è quello che soffre di mal di testa,
così lei ha questa situazione che viene fuori, è nella sua
struttura...". Il che, capisce lui stesso, non risolve nulla. E
allora mi offre un'altra possibilità. "Facciamo una cosa", dice:
"Provi a mantenere questo rapporto nei limiti dell'amicizia,
magari anche profonda".
"Ma padre, sarei un ipocrita...".
"Io le ho posto l'alternativa", replica. "Comunque: confidi nel
Signore, prima di tutto. E poi faccia onestamente quello che può
per mantenersi nei limiti dell'amicizia. Se non ce la fa, dica
al Signore che lei è un buon cattolico, che non contesta
l'insegnamento della Chiesa. E vedrà che non la esclude dal suo
registro".
SESSO CON MINORI
"La mela è acerba, lascia che maturi"
Sono un dirigente scolastico e ho una passione segreta.
Ho perso la testa per una ragazzina di 16 anni. Una studentessa
che dimostra più della sua età, e che per una serie di
combinazioni ho incontrato anche fuori dalla scuola. "Ci siamo
parlati", confesso a un frate di Palermo, "ci siamo visti, e poi
ci sono state anche effusioni. Insomma, abbiamo avuto rapporti
fisici... Ora però mi chiedo se sia giusto quello che sto
facendo...".
"Mi hai dato troppo poche
notizie", risponde il frate: "Hai basato tutto sull'età. Il fatto che un
quarantenne come te s'innamori di una sedicenne, potrebbe essere
normale. L'amore non guarda l'età, guarda quelle che possono essere le
relazioni tra le persone. Però da quarantenne, non hai forse valorizzato
tutto quello che c'era da valorizzare, sei andato subito alla
conclusione fisica...".
"Padre, ho parlato di questo perché è un mio segreto... Mi preoccupa
come lo possono giudicare gli altri...", dico.
"Il fatto che io vada a finire in carcere", replica lui, "non è una
questione di per sé negativa. La maggior parte dei cristiani antichi
sono finiti in carcere, e così pure i veri fedeli cinesi... Chi si è
battuto per seguire l'umanità, è sempre finito in carcere... Il guaio,
però, è che qui non c'è una questione umanitaria, c'è un innamoramento
nel quale sei partito dall'aspetto fisico e poi sei arrivato al resto...
Potrebbe essere molto bello, ma di questo non mi hai parlato. Non hai
messo l'accento su quello che potrebbe essere un rapporto di completezza
tra persone, anche sessuale...".
Questo, dice il sacerdote, è il fulcro. Capire che l'aspetto fisico è
secondario. Per il resto non s'indigna affatto, se a quarant'anni
suonati ho rapporti sessuali con una minore. Mi rinvia a una successiva
confessione più completa e consapevole, riconoscendo che il mio amore,
"anche se si trattasse di una cosa negativa, potrebbe portare a
risultati positivi...".
Lo stesso atteggiamento, nel complesso, del mio secondo confessore, un
giovane prete secondo il quale dovrei soprattutto "affidarmi nelle mani
del Signore". A suo avviso, dice, "il problema si presenterà più avanti,
nella quotidianità, per i troppi anni che vi separano...".
"Detto questo", azzardo, "fisicamente viviamo momenti di grande
intensità...".
"Senza dubbio... senza dubbio...", risponde. "Ma così non si sviluppa
niente. Certo, questa ragazza potrebbe diventare anche tua moglie",
dice. "Io credo nell'amore a prima vista, ma è rarissimo... E comunque
devi lasciare che questa mela acerba maturi".
ABORTO
"Se lo fate, siete brutti assassini"
Sono un padre che nel giro di pochi giorni è passato dalla
massima felicità a un profondo dolore. Mia moglie è rimasta incinta per
la seconda volta, e dall'amniocentesi è risultato che il feto è afflitto
dalla sindrome di Down. "Questa scoperta", confesso a un sacerdote
romano, "ci ha distrutto, ci ha messo spalle al muro; e dopo lunghe
riflessioni, ci ha fatto scegliere la via dell'aborto, che avverrà nei
prossimi giorni. Un modo per non mettere al mondo l'ennesimo infelice",
spiego, "ma anche una scelta che ci turba...".
"Non dovete pensare neanche lontanamente di farlo!", dice il confessore.
"Nemmeno lontanamente!... È un'anima, una persona fatta del vostro
sangue...".
"Lo so che questa è la posizione della Chiesa...", ribatto.
"Capisca: è come se uno volesse ammazzare lei perché ha i capelli
grigi... Quello è una persona. È ugualissimo a lei. Si ricordi che sarà
il figlio che amerete di più... E comunque non è detto che nasca Down...
Abbiate fiducia nel Signore...".
"Mi sembra di chiedere troppo, al Signore...".
"Guardiamoci intensamente negli occhi", dice il confessore: "Se lei
scegliesse con sua moglie l'aborto, le resterebbe per sempre lo
scrupolo, il peso sulla coscienza... Se la dovessi incontrare per
strada, dopo, le dovrei dire 'brutto assassino!', 'omicida!'...".
"Davvero crede che chi sceglie l'aborto sia un brutto assassino?".
"Lo giuro su Dio. Lei è un assassino, se lo fa. Quello (chiama così il
feto, ndr) deve subire l'assassinio del padre e della madre. E vi dice:
io non ho chiesto di venire al mondo, assassini! E assassini ve lo dico
anch'io...".
Niente assoluzione, alla fine. Come pure a Palermo, dove un prete si
rifiuta di confessarmi. Ascolta la mia storia, spiegata stavolta come se
l'aborto fosse già avvenuto, e dice che non sono ancora pentito. "È
sempre un'uccisione!... Non siamo noi i padroni della vita!", ribadisce.
Perfettamente in sintonia con la linea ufficiale della Chiesa.
BATTESIMO IN
COPPIE MISTE
"Ora non serve, da grande si vedrà"
Sono un tecnico che per ragioni di lavoro viaggia in
continuazione all'estero. Forse per questo ho faticato a trovare la
donna con cui costruire una famiglia stabile. Continuavo a passare da
una parte all'altra del mondo, finché in una delle mie trasferte ho
conosciuto una ragazza musulmana. "Un incontro magico", dico al mio
confessore palermitano, "una persona che ho sposato nel giro di un anno.
Il problema è arrivato quando ci è nato un figlio, e abbiamo dovuto
decidere se battezzarlo. Io sono cattolico, mia moglie no. Io avrei
voluto, lei e la sua famiglia erano contrari. Alla fine, non lo abbiamo
battezzato per non creare tensione. Ho fatto male? Sono un cattivo
cristiano?".
"No... Sono d'accordo con lei, su tutto!", dice il prete: "Un mio
consiglio per te e per tua moglie: lasciate libero vostro figlio. Non
spingetelo verso una delle vostre religioni. Quando avrà 18 anni,
troverà la sua strada: musulmano, cristiano, indù, scientology... Tutto
quello che vuoi pensare...".
"Libertà totale?".
"Vada nella moschea, tuo figlio, nella chiesa... Vada dove vuole. Dovete
vivere in armonia", conclude, "in simbiosi", e così mi assolve dai miei
peccati senza penitenza.
Quanto al prete che mi confessa a Milano, giovane e colto, anche lui è
convinto che "in una situazione così, certamente non bisogna creare
conflitti". L'importante è "tenere viva la dimensione religiosa della
vostra vita", spiega. Il resto si vedrà.
PROSTITUZIONE
"Affittare le donne? Che schifo"
Sono un marito in crisi. All'inizio del matrimonio le cose
andavano bene, con mia moglie. Poi sono iniziate le incompresioni, gli
scontri, e ci siamo allontanati l'uno dall'altra, pur continuando a
vivere insieme. "Ora il rapporto sta migliorando", spiego al mio
confessore napoletano, "ma intanto ho frequentato altre donne".
"Lei promise e non sta mantenendo; tu promettesti, e non stai
mantenendo...", scandisce il sacerdote.
"Il fatto è che sono stato con delle prostitute... Pensavo di fare meno
danni, di evitare coinvolgimenti sentimentali...".
"E hai sbagliato tutto", urla il confessore. "Noi non siamo obbligati ad
andare con una donna. Se fosse impossibile vivere senza le donne, allora
tutti i preti e le monache sarebbero sporcaccioni! Invece no. Se amiamo
è perfetto, se non amiamo siamo animali...".
"Mi sta dando dell'animale...".
"No. Sono meglio di noi, gli animali. Loro non fanno 'sti peccati, hanno
tempi e modi giusti...".
"Era per non tradire fino in fondo mia moglie...".
"È peggio! Tu usi quella donna là. È uno schifo, non si fanno queste
cose! Ci vorrebbe il codice penale, che fosse riconosciuto come reato,
cercare una donna, affittarla. Fosse tua figlia, rapita in 'nu burdello
di Manila, cosa diresti?".
"Ma sono stato con donne adulte e consenzienti...".
"Lascia stare, è lo stesso! Se amiamo il prossimo siamo felici, pensiamo
felici e non abbiamo bisogno strettamente di una donna", dice.
Quanto all'assoluzione, non arriva. Mi viene chiesto invece di fare "una
vita bella, ordinata, sana". E più o meno lo stesso mi invita a fare un
altro sacerdote, sempre napoletano, il quale su una panca della chiesa
cerca di venirmi incontro. In effetti, dice, ho ragione quando sostengo
che andare con una prostituta evita coinvolgimenti sentimentali. Però,
continua, "andare con una prostituta non è una cosa buona, per uno
sposato". Anzi, si corregge, "non è cosa buona per nessuno,
intendiamoci...". D'altronde, lamenta, "la famiglia e la società non
sono più come una volta...".
"Beh, le prostitute ci sono sempre state", dico io.
"Sì, ma non vuol dire che sia giusto! Io non la sto condannando", spiega
il confessore, "però la voglio far riflettere. Come uomo la capisco,
siamo esseri umani...".
"Quindi non devo inchiodarmi a questa cosa...".
"Mannò... Si riconcili con sua moglie, piuttosto. E ringraziamo il
Signore per questo incontro di grazia e di perdono".
COCAINA
"Un aiutino? Son d'accordo"
Sono un medico all'apice del suo successo. Curo patologie
cardiovascolari, e viaggio da una parte all'altra dell'Italia. Mi
chiamano per i casi più gravi, nelle emergenze. Un'attività che mi dà
grande soddisfazione, ma mi sta logorando. "Per questo", dico a un
parroco dalla parlata padana, "mi aiuto da un bel po' con sostanze
artificiali, cocaina insomma. Mi sostiene nei momenti di massimo stress,
tra un aereo e un consulto...".
"Però quando bisogna
trottare c'è bisogno di un aiutino...".
"Sono d'accordo", dice il sacerdote. "Dobbiamo farlo, ma senza
esagerare. Sennò l'organismo si debilita, e poi vanno aumentate le
dosi".
"Sì, perché anche economicamente...".
"Appunto! È una bella spesa... Riduca il lavoro", conclude, "e per
quanto possibile torni alla normalità".
Subito dopo vengo assolto, con la promessa di recitare un Padre nostro,
un'Ave Maria e un Gloria. E lo stesso avviene a Torino, dove un prete mi
spiega che è stato per 25 anni negli ospedali, per cui conosce la vita
dei medici. "Cerca di fare la tua missione", si limita a dire quando gli
confesso di sniffare cocaina, "e trova la forza spirituale per
sopportare le difficoltà". Ma soprattutto, mentre mi congeda, s'informa:
"Vieni anche alle Molinette? Sai, devo andarci questa settimana per
controllare il pacemaker...".
FECONDAZIONE ASSISTITA
"Oltre la medicina, il rosario"
Sono un uomo di mezza età che tanto vorrebbe diventare padre.
Anche mia moglie, che ho sposato dieci anni fa, ha questo profondo
desiderio, ma la natura non ci aiuta. "Ci siamo sottoposti a tutti gli
esami del mondo", confesso a un sacerdote lombardo: "Mia moglie ha fatto
dosaggi ormonali, stimolazioni, ma niente: si è solo massacrata il
fisico. È ingrassata, ha problemi di vene, ed è triste. Ora però",
aggiungo, "abbiamo deciso di affidarci ai medici spagnoli e fare la
fecondazione assistita...".
"Ah no, eh! Quelle cose lì, no! Non fate quelle cose lì", ammonisce il
sacerdote.
"Ma in Italia è possibile fare la fecondazione solo con tre
embrioni...", dico.
"No", ripete: "Non fate quelle cose lì!".
"È la nostra ultima possibilità...".
"Non è secondo la dottrina cattolica", dice: "Non esprime il reciproco
amore. Non è una cosa umana: è disumana! No, affidatevi piuttosto al
Signore... Ho visto persone che stavano iniziando a fare quelle cose lì,
ed è arrivato il bambino con la grazia del Signore...".
"Queste però sono questioni scientifiche, non di grazia...", replico.
"Il Signore è al di là della scienza, è onnipotente, è creatore".
"Però ci sono tantissime coppie che non riescono ad avere figli lo
stesso", faccio notare.
"Potreste fare un affido a distanza", dice il confessore: "E pregare di
più! Non c'è niente da fare: pregare di più! Che magari arriva la
grazia. Un affido a distanza, e il rosario. Ma lo sai che preghiera
formidabile è, il rosario?".
"Padre, ma veramente dobbiamo affidarci al rosario per avere un
figlio?".
"A volte le cose si ottengono con mezzi molto semplici... Fate una bella
cosa: fatevi dare anche la benedizione speciale dal nostro parroco. È
una roba potente!".
Poi mi assolve, e come penitenza mi dà dieci rosari, dicendomi pure di
andare a Soncino, vicino a Cremona, dove c'è una suora "che ottiene
molte grazie". Non a caso, ammette il mio secondo confessore, a Napoli,
"la gente è disorientata, non sa come muoversi tra leggi dello Stato e
quelle della Chiesa. Io non ne so proprio niente, di queste faccende",
riconosce: "Quello che posso dirle, è che è un'alterazione della natura,
e che la Chiesa non permette simili pratiche. Ma riproduco una dottrina
non mia. Quindi non pensi: 'Chisto è scemo'. Se c'è da contestare
interiormente, non se la prenda con me. È la Chiesa, che nella sua
chiara esperienza (lo dice ironico, ndr) di 2 mila anni, con i tanti
sbagli che ha fatto riguardo alla scienza, continua a difendere la vita
dal suo sorgere alla morte naturale".
"Con posizioni un po' arretrate, a volte...".
"D'altronde", dice lui, "la Chiesa parla anche della castità nel
matrimonio quando non si deve concepire...".
"...Che non sta né in cielo né in terra", obietto.
"Appunto", dice, "parliamo due lingue diverse, purtroppo". Dopodiché mi
benedice.
DIVORZIO E CONVIVENZA
"Non potrei, ma la assolvo"
Sono un avvocato che ha un matrimonio fallito alle spalle. Mia
moglie un giorno mi ha detto di essersi innamorata di un altro. Io sono
crollato, ho faticato a reagire. Poi, pian piano, ho iniziato a
frequentare altre donne, ho ottenuto il divorzio e adesso ho
un'occasione meravigliosa: "Mi sono innamorato di nuovo", confesso a un
prete di Roma: "Sono felice con una collega di studio, anche lei
divorziata. Stiamo per andare a convivere, ma so che la Chiesa non
approva questo tipo di unioni...".
"Con posizioni un po' arretrate, a volte...".
"D'altronde", dice lui, "la Chiesa parla anche della castità nel
matrimonio quando non si deve concepire...".
"...Che non sta né in cielo né in terra", obietto.
"Appunto", dice, "parliamo due lingue diverse, purtroppo".
Dopodiché mi benedice.
DIVORZIO E CONVIVENZA
"Non potrei, ma la assolvo"
Sono un avvocato che ha un matrimonio fallito alle
spalle. Mia moglie un giorno mi ha detto di essersi innamorata
di un altro. Io sono crollato, ho faticato a reagire. Poi, pian
piano, ho iniziato a frequentare altre donne, ho ottenuto il
divorzio e adesso ho un'occasione meravigliosa: "Mi sono
innamorato di nuovo", confesso a un prete di Roma: "Sono felice
con una collega di studio, anche lei divorziata. Stiamo per
andare a convivere, ma so che la Chiesa non approva questo tipo
di unioni...".
"Purtroppo lei sa qual è la situazione da un punto di vista
religioso, della dottrina e del Vangelo", inizia il
sacerdote:"Detto questo, alcuni ci passano sopra confidando
nella misericordia di Dio... Avevate figli, lei e sua moglie?".
"No".
"Quindi questo problema non esiste. Però non posso dirvi di
andare a convivere, perché andrei contro la mia coscienza. La
Chiesa per ora non concede queste cose, e quindi non posso
nemmeno darvi l'assoluzione...".
"Ma padre, fosse lei a decidere, e non la Chiesa, me la
darebbe?".
"Ma certo, certo... Anzi, faccio una cosa: le do l'assoluzione
per le mancanze che ha commesso. Così sarà più sereno di animo,
più tranquillo".
"Il fatto", dice il mio secondo confessore, un prete milanese,
"è che per la Chiesa il matrimonio è indissolubile. Ma mi
chiedo: non potrebbe sostenere l'ideale, e al stesso tempo
venire a più miti consigli, viste le difficoltà della vita?
Perché la Chiesa non tiene conto dell'innocenza di tanti coniugi
lasciati", si chiede, "e non gli permette di vivere meglio?".
"Quindi posso procedere verso la convivenza, oppure no...?",
chiedo.
"Non ti dirò mai di arretrare", risponde. "Monsignor Ersilio
Tonini ha detto che se uno è convinto di essere nel bene, di
avere fatto una cosa buona, deve seguire la propria coscienza.
Anche se il vescovo e la Chiesa dicono un'altra cosa... Spero
che tante situazioni si aggiustino. Io, a certe donne
(divorziate, ndr) che piangono come la Maddalena, ho concesso
anche di fare la comunione", confida: "Però le ho consigliate di
andare fuori dal loro ambiente, così la gente non fa
commenti...".
TRUFFE E EVASIONI
"L'importante è non esagerare"
Sono un laureato in informatica che negli anni della
new economy ha creato una società di consulenze aziendali.
All'inizio è stato un successo, tant'è che ho coinvolto
nell'avventura una bella squadra di giovani. "Poi è arrivata la
crisi", confesso a un frate in una chiesa meneghina, "e la
situazione è precipitata. Così ho fatto qualche piccola truffa
alle aziende per cercare di far quadrare i conti, e anche
fatturazioni non proprio perfette...".
"E allora, qual è il problema?", chiede il confessore.
"Insomma... sentivo il bisogno di parlarne".
"A parte la colpa morale, forse è pericoloso...", dice lui: "Hai
qualcuno che ti assiste tecnicamente, in queste cose?".
"Sì, ce l'ho", rispondo: "Una persona molto scrupolosa... Un
vecchio compagno di scuola... Mi fido ciecamente".
"Comunque c'è anche una certa tolleranza del legislatore...",
dice il frate: "Se ti muovi entro questi limiti non saresti
colpevole...".
"Lo so, non devo esagerare. Non devo danneggiare troppo gli
altri...".
"In ogni caso", consiglia, "se è una cosa che tende a
rimarginarsi, non parlarne neanche con tua moglie... La
metteresti in agitazione per niente. In caso contrario, invece,
dovresti confidarti con lei". Ma comunque, ribadisce, "per
adesso prega la Madonna, abbi giudizio e basta".
Poi mi assolve, invitandomi a tenere unita la famiglia. E lo
stesso accade a Palermo, dove la preoccupazione del sacerdote è
che alla fine, io e i miei amici, finiamo tutti nei guai.
"Non è riducibile, il numero di questi collaboratori?", chiede.
"Prima voglio vedere se la situazione si raddrizza...".
"Speriamo che le cose si rimettano in piedi", dice lui: "Un po'
come la Fiat, che era in crisi e adesso pare vada abbastanza
bene...".
"Nel frattempo devo dire qualcosa, a mia moglie, o no?",
domando.
"Lascia andare, se possibile...", consiglia. "Casomai, se
notasse il tuo umore variabile, dille che hai problemi di
lavoro...".
Quindi mi assolve con la penitenza di due Ave Maria "dette
bene".
Ufficialmente c'è la dottrina della Chiesa. Un tragitto rigido
che poco concede alle interpretazioni. Basti pensare all'aborto
e alla sua condanna assoluta. O alla fecondazione assistita: un
intervento impossibile, dice la Chiesa, impensabile per chi
rispetta la natura umana. E il preservativo? Proibito, anche a
chi è sieropositivo. Per non parlare dell'omosessualità, o del
divorzio, da sempre stigmatizzati. Posizioni che fanno
discutere, riflettere. Domenica 21 gennaio, non a caso, il
cardinale Carlo Maria Martini è intervenuto su un altro tema
rovente, eutanasia e accanimento terapeutico, auspicando nuove
norme per il rifiuto delle cure (ipotesi subito stoppata dal
presidente della Conferenza episcopale italiana Camillo Ruini).
Poco prima Umberto Veronesi aveva denunciato "l'invadenza del
mondo religioso su quello scientifico". Il tutto mentre
Benedetto XVI, al convegno nazionale della Chiesa italiana, ha
criticato la "nuova ondata di illuminismo e laicismo", l'etica
ormai ridotta "dentro i confini del relativismo e
dell'utilitarismo".
Ma come la pensa il grande esercito dei preti italiani, quelli
che tutti i giorni ascoltano i fedeli, le loro difficoltà e le
loro perplessità? Come si comportano, nella pratica, questi
sacerdoti in bilico tra i principi della dottrina e quelli più
terreni della pastorale? E soprattutto: sono in grado di
affrontare temi tanto impegnativi? Per capirlo, siamo entrati
nel posto dove possono esprimersi con la massima serenità: il
confessionale. Abbiamo costruito identità fittizie e dichiarato
peccati immaginari, legati alle questioni più scomode della
società contemporanea: dalla dolce morte alla droga, dalla
prostituzione alle truffe, dal sesso con minori al battesimo
nelle coppie miste. Le loro risposte, raccolte in 24 chiese
italiane, da Torino a Palermo, da Milano a Napoli e Roma, sono
qui pubblicate: a volte coraggiose, altre assai tradizionali,
altre ancora inadeguate. Sempre però sorprendenti, nella forma e
nei contenuti.
EUTANASIA
"Senso di colpa? Glielo proibisco"
Sono un quarantenne sposato, con figli, che esce da una
vicenda dolorosa. Mio padre è stato malato per 15 anni di
sclerosi laterale amiotrofica. Una patologia che gli ha
paralizzato prima le gambe, bloccandolo su una sedia a rotelle,
poi le braccia, costringendolo al letto, e infine ha colpito
l'intero corpo. "Uno strazio", spiego al frate che mi confessa a
Napoli, "culminato con una crisi respiratoria, a seguito della
quale mia madre ha chiamato il 118 perché gli applicassero un
respiratore. Una scelta per la quale mio padre l'ha maledetta,
chiedendole di morire in pace. E così, una sera, quando già
aveva perso l'uso della parola, il nostro medico di fiducia gli
ha staccato il respiratore, e lui se n'è andato in pace".
"Non era vita...", sospira il frate: "Hai senso di colpa,
forse?".
"Senso di responsabilità", dico: "Ho visto qualcosa di atroce, e
una persona determinata a interrompere quel delirio".
"Comprendo. Sai che ti dico? Non ci pensare più. Questa cosa la
mettiamo ai piedi di Dio, così com'è. È una questione spinosa,
come il suicidio: la Chiesa lo condanna, ma se domani dovessi
uccidermi è perché la mia testa non funziona più, o no? Certo,
di fronte a queste situazioni estreme la Chiesa ha il diritto di
mantenere la sua posizione, altrimenti uccidere diventa la
norma. Ma nel caso di quel Welby, ad esempio, o di tuo padre...
Io stesso, avessi un padre, una moglie, un figlio che per anni
vive unicamente grazie a un mezzo artificiale... lo
staccherei... Vivi tranquillo e sereno, pensa solo a fare il
bene e fuggire il male. E statti bene!".
Così mi congeda, il frate, dopo avermi assolto e raccomandato
ancora di condurre una vita retta. "D'altronde, spiega il mio
secondo confessore, un parroco torinese di lunga esperienza,
"quello della vita è un grande tema, e la Chiesa non può
cedere". Quanto a me, dice, non devo vivere con il senso di
colpa: "Glielo proibisco!... Non deve tornare indietro, comunque
sia; Dio l'ha già perdonata. Va di moda l'espressione
'purificare la memoria': ecco, vale anche per quella personale.
Cosa fatta, capo ha", dice: "Si abbandoni al Signore, e che non
ci siano strascichi". Dopodiché pronuncia l'assoluzione e il suo
invito ad abbandonare "rimpianti e negatività".
(©
L´Espresso) |