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Cità Don Bosco: la luce della speranza a Corumbá

21/06/2006

 


Ecco la Missione Salesiana di Padre Ernesto in Brasile

di Antonio Cipolloni

Portano l'effige di Don Bosco sulla maglietta ed hanno sempre un sorriso da offrire. Sono i ragazzi che dal lunedì al venerdì popolano la Missione di Padre Ernesto Saksida a Corumbà, in Brasile. E' la Città di Don Bosco, un avamposto salesiano che confina con l'immensa pianura del Pantanal. Frequentano lezioni, imparano un mestiere ma soprattutto cercano di uscire dalle condizioni di miseria che soffocano gran parte delle famiglie di questa parte del Brasile. La missione salesiana di Padre Ernesto offre un aiuto concreto da anni, anche attraverso il sostegno di famiglie italiane che inviano contributi. Una somma mensile molto modesta permette ad un bambino di Corumbà di andare a scuola, sognare un'esistenza migliore ed affrancarsi da un degrado e da una povertà assoluta. Un'immagine più dettagliata della Città di Don Bosco ci viene fornita da Antonella Signorini, una referente ufficiale in Italia per Padre Ernesto.

D- Da quanti anni Padre Ernesto lavora a Corumbà?
R- Padre Ernesto Saksida, missionario salesiano, nacque il 15 Ottobre 1919 a Dornberk, vicino a Gorizia, da una famiglia benestante relativamente ricca. Nel 1935 si trasferì a Corumbà, nel Mato Grosso, per dedicare tutta la sua vita ai poveri di laggiù, con particolare attenzione ai bambini. Appena arrivato iniziò ad interessarsi alle necessità di quelle creature, necessità che comprendevano ogni più piccolo bisogno a cominciare dal cibo, dal vestiario e dalle medicine. Ma la grande intuizione di questo santo uomo fu il capire che per aiutare veramente quella gente non era sufficiente procacciare l’indispensabile giornaliero grazie alle offerte dei benefattori più sensibili al problema, bensì il “costruire” l’essere umano a cominciare dall’educazione, dallo studio e dalla possibilità di potersi poi inserire nella società grazie ad un lavoro decoroso e soddisfacente alle necessità del vivere. Mi ha sempre detto di non fare l’elemosina per permettere al povero di arrivare al giorno dopo, bensì di aiutarlo ad essere autosufficiente. Nei suoi lunghi anni di permanenza a Corumbà, per la precisione ad oggi 70, Padre Ernesto ha costruito, grazie agli aiuti di madrine e padrini sparsi in Italia, la città Don Bosco (Cidade Dom Bosco), una struttura che accoglie tutti quei fanciulli precocemente invecchiati nell’aspetto e nell’animo dalla povertà.

D- Che speranze offre la Città Don Bosco ai ragazzi che frequentano la missione?
R- La Cidade Dom Bosco offre ai ragazzi la possibilità di vestirsi con decoro, di lavarsi con l’acqua calda ed il sapone, di frequentare i corsi scolastici in aule pulite e accoglienti, di istruire la loro mente con sani principi che si spera li possano sempre guidare nel difficile percorso della vita. Possono altresì consumare pasti caldi e giocare, frequentare una palestra e imparare a cantare. In poche parole, hanno la possibilità di essere felici vivendo una fanciullezza scevra da pericoli e minacce. Per i più grandicelli inoltre esiste la possibilità di imparare svariati mestieri e vengono seguiti in questo apprendistato tutti i giorni.

D- Che aspettative hanno?
R- Le aspettative sono di sopravvivenza. Ciò che questi fanciulli sperano di trovare è una vita normale costellata di sorrisi, speranze, sogni realizzati grazie ad un lavoro onesto e decoroso, una propria famiglia, e tutto ciò che qualsiasi essere umano ambisce fare. La prospettiva di poter un giorno uscire dal tunnel della povertà, della delinquenza e della prostituzione è lo stimolo che questi ragazzi hanno per poter almeno tentare un cambiamento radicale delle proprie esistenze e ad impegnarsi con diligenza agli studi fin da piccoli. Le istituzioni locali, in concerto con Padre Ernesto, contribuiscono a realizzare questi intenti nel momento stesso in cui vengono terminati i corsi sia scolastici che di apprendistato.

D- Si può contribuire sia come benefattori che adottando un bambino a distanza. Che differenza c'è?
R- Chiunque può dare il proprio contributo a secondo delle proprie possibilità e mezzi.
Adottare un bambino a distanza, o più giustamente “sostenere a distanza” l’educazione di un bambino, significa garantirgli un contributo che permetta alla Missione di arrivare a coprire le sue esigenze e quelle della sua famiglia; 26 euro al mese è una cifra che permette di colmare molte esigenze e permette di provvedere alle tante emergenze. Ad ogni qual modo mi sento in dovere di dire che qualsiasi entità (anche la più modesta) è ben accetta; la solidarietà non si misura dalla consistenza dell’apporto economico. Al bambino adottato è possibile scrivere qualche lettera; può servire da incoraggiamento allo studio, sentire che da così lontano c’è qualcuno che si preoccupa per loro, è molto stimolante. Non vi dovete però aspettare grandi risposte, gestire la corrispondenza porta via molto tempo ed il personale impegnato è sempre insufficiente.
Chi invece decidesse di essere solo benefattore (senza quindi l’impegno morale e materiale di versamenti economici in favore di un bambino specifico), avrà comunque contribuito ad aiutare la Missione nel suo insieme, la c.d. “grande famiglia”. Quindi quei soldi potranno aiutare a migliorare la struttura, l’acquisto di medicinali di uso generale, materiale scolastico, vestiario, il cibo ed ogni altra qualsiasi cosa utile e necessaria per il quotidiano.

Consiglio di effettuare le offerte a mezzo bollettini postali.
Raggruppate le quote mensili, con meno versamenti avrete meno spese postali e saranno meno le detrazioni al momento della registrazione sul conto corrente della Fondazione Don Bosco nel Mondo a Roma. Le offerte che arrivano non vengono spedite ogni mese in Brasile, ma raggruppate, e quando raggiungono una certa somma cambiate in valuta, dopodiché vengono trasferite.
Ogni versamento che effettuate arriva alla Fondazione Don Bosco nel Mondo a Roma, la quale provvederà ad inviarvi la relativa ricevuta; fin dalla prima offerta verrete inseriti in un elenco, poi vi verrà spedito automaticamente il “Bollettino Salesiano”, il giornalino che tratta tutte le Missioni Salesiane del Mondo. Allegato al giornalino ci sarà un bollettino postale già intestato con il vostro nome, che potrete utilizzare tranquillamente per fare le offerte, facendo attenzione a specificare bene la destinazione, Padre Ernesto Saksida, a quale missione e a chi è diretta l’offerta. Ogni offerta è detraibile dalle tasse e ogni ricevuta di versamento costituisce la certificazione provante.

A Corumbà arriva la notizia delle vostre offerte circa un mese dopo, solo allora potranno scrivervi e ringraziarvi. Ogni offerta compie dei passaggi documentabili, quindi non dovete temere che non arrivi a destinazione. L’unico rallentamento può essere causato delle Poste, che tardano a comunicare e accreditare le somme sul conto corrente della Fondazione; ma la vostra ricevuta del bollettino è un documento che ne certifica l’effettuazione e può essere utilizzato nel caso non risultasse arrivata l’offerta a destinazione. Per tale ricerca telefonate al 06/65.61.26.63

Il contributo economico è molto importante, ma vorrei dire una cosa. Mia madre è stata, oltre 40 anni fa, la seconda madrina in Italia che ha abbracciato la missione di Padre Ernesto. Io sono vissuta nella dolce atmosfera delle riunioni che mamma faceva per reperire altre madrine come lei. Ero bambina, e già da allora respiravo lo spirito di solidarietà che univa queste donne per uno scopo comune scevro da riconoscimenti o altro. Ho sottolineato questo aspetto perché, al di là dell’offerta che è necessaria per il sostentamento giornaliero, la Missione necessita di volti nuovi e di volenterosi “missionari” a distanza. Accrescere il numero delle madrine è fondamentale per la sopravvivenza di tutta la Missione e l’opera che si è prefissata di perseguire. Il naturale evolversi della vita comporta la perdita di molte di noi: madrine anziane che non riescono più ad essere attive come un tempo, o peggio ancora il decesso di molte di loro. Ciò mi spinge a chiedere a tutti voi un aiuto anche in tal senso. Se ciò potesse incontrare il vostro consenso, potete scrivermi al seguente indirizzo di posta elettronico per avere notizie più dettagliate in tal senso: avv.antonellasignorini@virgilio.it.

Come fare le offerte?

Con bollettino di C.C. Postale
C.C. N° 36885028
Intestato a:
Fondazione Don Bosco nel Mondo
Via Della Pisana 1111 - 00163 Roma
Eseguito da: (tutti i vostri dati)
Causale: PADRE ERNESTO SAKSIDA

Con bollettino di C.C. Postale che vi arriva ogni mese con il “Bollettino Salesiano” (dopo la prima offerta) che riporta il vostro nome, aggiungendo al contributo per:
PADRE ERNESTO SAKSIDA e la destinazione dell’offerta, o per una adozione, o per la Missione genericamente o per un progetto speciale, il nome del figlioccio sotto il vostro codice fiscale.


D- Come recepisce la comunità di Corumbà l'attività della Città Don Bosco?
R- Fino ad un po’ di tempo fa la comunità di Corumbà recepiva con entusiasmo il programma ed i progressi della Cidade Dom Bosco e gli apporti umanitari della gente del luogo erano limitati ad iniziative di singoli privati che cercavano di contribuire in modo similare a quello di noi madrine italiane. O prendevano a cuore la situazione di un particolare bambino e della sua famiglia, oppure procuravano vestiario, quaderni e quant’altro poteva mancare alla struttura. Da qualche anno le istituzioni locali hanno iniziato ad operare in modo molto più complesso e organizzato. Innanzitutto la Polizia ha intrapreso un servizio di assistenza sociale in concerto con le informazioni rese dal missionario relativamente a quei ragazzi dediti alla delinquenza da reinserire nella società. Il Municipio si è fortemente attivato per il recupero delle famiglie che versano in condizioni molto difficili. Infatti il più delle volte il nucleo familiare è composto da una madre prostituta o da un padre alcolizzato se non addirittura in carcere. All’interno della Missione si svolgono con personale specializzato alla formazione dei corsi di educazione sessuale o di indirizzo alla maternità per le ragazze madri. Esiste poi un accordo tra la missione e il Municipio per far sì che medici o psicologi visitino giornalmente tutti coloro che ne hanno bisogno.

D- Chi visita Corumbà rischia di lasciarci il cuore?
R- Non ho mai avuto la possibilità, ma forse farei meglio a dire il coraggio, di andare sul posto per toccare con mano la terribile realtà della povertà di quei bambini. Ad onor del vero molte volte Padre Ernesto mi ha invitato a fare questo passo, ma poi anche il suo profondo amore per tutti, quindi anche per me, lo ha spinto a non incoraggiarmi più di tanto. Conoscendo la mia particolare sensibilità, mi ha infatti poi consigliato di non intraprendere mai questa lunga avventura. Ciò non tanto per la inevitabile stanchezza e disagio fisico che questo potrebbe comportare, quanto per timore che poi non facessi più ritorno nella mia casa in Italia. Nel profondo del mio cuore sapevo e so che una volta entrata ancora più a fondo nella realtà del Brasile, avrei profonda difficoltà a rientrare nella mia quotidianità ove, quasi naturalmente, gli agi ed i comfort mi riassorbirebbero in modo completo. E non riterrei più giusto vivere la vita di sempre. Se solo per un attimo dovessi incontrare nel mio sguardo quei grandi occhi neri scavati in volti invecchiati precocemente dalla paura, dalla fame, dagli orrori di quella realtà, credo che la mia vita si fermerebbe entro i confini della missione. E forse dopo un po’ anche quella nuova dimora mi starebbe stretta. All’interno di quella grande famiglia, di quelle sicure e protette mura sentirei, e ne sono certa, quasi un senso di colpa per coloro che non ne possono fare parte. Avrei così il desiderio di uscire per le strade per cercare di portare via dalla miseria qualche altro fanciullo che magari è rimasto escluso perché non ha trovato una madrina che lo possa aiutare a sollevare la testa dall’inferno che vive quotidianamente. In questo modo non mi renderei però utile, perché solo l’esperienza di quei luoghi e costumi può facilitare la grande opera dei missionari. Persone come me forse, anzi, indubbiamente, sarebbero di intralcio. Così il mio amore per questi figli partoriti da un’altra madre si estrinsecherà qui in Italia, lottando affinché altre creature possano almeno tentare di cambiare il loro destino. Forse è più difficile dibattersi in una società cosiddetta “civile” dove le fitte maglie dell’indifferenza e di un finto buonismo soffocano la voce di chi come me chiede in punta di piedi di rinunciare ad una cena o ad un capo griffato in cambio di un sorriso di un bambino sporco. Ma non mi arrendo. Il mio cuore batterà per ancora molto tempo per tutti loro. Continuerò a soffrire le doglie di un parto mai avuto per la sola gioia e speranza, un giorno, di poter abbracciare anche solo uno di loro.

(© Qui Italia)

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