Ecco la Missione
Salesiana di Padre Ernesto in Brasile
di Antonio Cipolloni
Portano l'effige di Don
Bosco sulla maglietta ed hanno sempre un sorriso da offrire. Sono i
ragazzi che dal lunedì al venerdì popolano la Missione di Padre Ernesto
Saksida a Corumbà, in Brasile. E' la Città di Don Bosco, un avamposto
salesiano che confina con l'immensa pianura del Pantanal. Frequentano
lezioni, imparano un mestiere ma soprattutto cercano di uscire dalle
condizioni di miseria che soffocano gran parte delle famiglie di questa
parte del Brasile. La missione salesiana di Padre Ernesto offre un aiuto
concreto da anni, anche attraverso il sostegno di famiglie italiane che
inviano contributi. Una somma mensile molto modesta permette ad un
bambino di Corumbà di andare a scuola, sognare un'esistenza migliore ed
affrancarsi da un degrado e da una povertà assoluta. Un'immagine più
dettagliata della Città di Don Bosco ci viene fornita da Antonella
Signorini, una referente ufficiale in Italia per Padre Ernesto.
D- Da quanti anni Padre Ernesto lavora a Corumbà?
R- Padre Ernesto Saksida, missionario salesiano, nacque il 15 Ottobre
1919 a Dornberk, vicino a Gorizia, da una famiglia benestante
relativamente ricca. Nel 1935 si trasferì a Corumbà, nel Mato Grosso,
per dedicare tutta la sua vita ai poveri di laggiù, con particolare
attenzione ai bambini. Appena arrivato iniziò ad interessarsi alle
necessità di quelle creature, necessità che comprendevano ogni più
piccolo bisogno a cominciare dal cibo, dal vestiario e dalle medicine.
Ma la grande intuizione di questo santo uomo fu il capire che per
aiutare veramente quella gente non era sufficiente procacciare
l’indispensabile giornaliero grazie alle offerte dei benefattori più
sensibili al problema, bensì il “costruire” l’essere umano a cominciare
dall’educazione, dallo studio e dalla possibilità di potersi poi
inserire nella società grazie ad un lavoro decoroso e soddisfacente alle
necessità del vivere. Mi ha sempre detto di non fare l’elemosina per
permettere al povero di arrivare al giorno dopo, bensì di aiutarlo ad
essere autosufficiente. Nei suoi lunghi anni di permanenza a Corumbà,
per la precisione ad oggi 70, Padre Ernesto ha costruito, grazie agli
aiuti di madrine e padrini sparsi in Italia, la città Don Bosco (Cidade
Dom Bosco), una struttura che accoglie tutti quei fanciulli precocemente
invecchiati nell’aspetto e nell’animo dalla povertà.
D- Che speranze offre la Città Don Bosco ai ragazzi che frequentano la
missione?
R- La Cidade Dom Bosco offre ai ragazzi la possibilità di vestirsi con
decoro, di lavarsi con l’acqua calda ed il sapone, di frequentare i
corsi scolastici in aule pulite e accoglienti, di istruire la loro mente
con sani principi che si spera li possano sempre guidare nel difficile
percorso della vita. Possono altresì consumare pasti caldi e giocare,
frequentare una palestra e imparare a cantare. In poche parole, hanno la
possibilità di essere felici vivendo una fanciullezza scevra da pericoli
e minacce. Per i più grandicelli inoltre esiste la possibilità di
imparare svariati mestieri e vengono seguiti in questo apprendistato
tutti i giorni.
D- Che aspettative hanno?
R- Le aspettative sono di sopravvivenza. Ciò che questi fanciulli
sperano di trovare è una vita normale costellata di sorrisi, speranze,
sogni realizzati grazie ad un lavoro onesto e decoroso, una propria
famiglia, e tutto ciò che qualsiasi essere umano ambisce fare. La
prospettiva di poter un giorno uscire dal tunnel della povertà, della
delinquenza e della prostituzione è lo stimolo che questi ragazzi hanno
per poter almeno tentare un cambiamento radicale delle proprie esistenze
e ad impegnarsi con diligenza agli studi fin da piccoli. Le istituzioni
locali, in concerto con Padre Ernesto, contribuiscono a realizzare
questi intenti nel momento stesso in cui vengono terminati i corsi sia
scolastici che di apprendistato.
D- Si può contribuire sia come benefattori che adottando un bambino a
distanza. Che differenza c'è?
R- Chiunque può dare il proprio contributo a secondo delle proprie
possibilità e mezzi.
Adottare un bambino a distanza, o più giustamente “sostenere a distanza”
l’educazione di un bambino, significa garantirgli un contributo che
permetta alla Missione di arrivare a coprire le sue esigenze e quelle
della sua famiglia; 26 euro al mese è una cifra che permette di colmare
molte esigenze e permette di provvedere alle tante emergenze. Ad ogni
qual modo mi sento in dovere di dire che qualsiasi entità (anche la più
modesta) è ben accetta; la solidarietà non si misura dalla consistenza
dell’apporto economico. Al bambino adottato è possibile scrivere qualche
lettera; può servire da incoraggiamento allo studio, sentire che da così
lontano c’è qualcuno che si preoccupa per loro, è molto stimolante. Non
vi dovete però aspettare grandi risposte, gestire la corrispondenza
porta via molto tempo ed il personale impegnato è sempre insufficiente.
Chi invece decidesse di essere solo benefattore (senza quindi l’impegno
morale e materiale di versamenti economici in favore di un bambino
specifico), avrà comunque contribuito ad aiutare la Missione nel suo
insieme, la c.d. “grande famiglia”. Quindi quei soldi potranno aiutare a
migliorare la struttura, l’acquisto di medicinali di uso generale,
materiale scolastico, vestiario, il cibo ed ogni altra qualsiasi cosa
utile e necessaria per il quotidiano.
Consiglio di effettuare le offerte a mezzo bollettini postali.
Raggruppate le quote mensili, con meno versamenti avrete meno spese
postali e saranno meno le detrazioni al momento della registrazione sul
conto corrente della Fondazione Don Bosco nel Mondo a Roma. Le offerte
che arrivano non vengono spedite ogni mese in Brasile, ma raggruppate, e
quando raggiungono una certa somma cambiate in valuta, dopodiché vengono
trasferite.
Ogni versamento che effettuate arriva alla Fondazione Don Bosco nel
Mondo a Roma, la quale provvederà ad inviarvi la relativa ricevuta; fin
dalla prima offerta verrete inseriti in un elenco, poi vi verrà spedito
automaticamente il “Bollettino Salesiano”, il giornalino che tratta
tutte le Missioni Salesiane del Mondo. Allegato al giornalino ci sarà un
bollettino postale già intestato con il vostro nome, che potrete
utilizzare tranquillamente per fare le offerte, facendo attenzione a
specificare bene la destinazione, Padre Ernesto Saksida, a quale
missione e a chi è diretta l’offerta. Ogni offerta è detraibile dalle
tasse e ogni ricevuta di versamento costituisce la certificazione
provante.
A Corumbà arriva la notizia delle vostre offerte circa un mese dopo,
solo allora potranno scrivervi e ringraziarvi. Ogni offerta compie dei
passaggi documentabili, quindi non dovete temere che non arrivi a
destinazione. L’unico rallentamento può essere causato delle Poste, che
tardano a comunicare e accreditare le somme sul conto corrente della
Fondazione; ma la vostra ricevuta del bollettino è un documento che ne
certifica l’effettuazione e può essere utilizzato nel caso non
risultasse arrivata l’offerta a destinazione. Per tale ricerca
telefonate al 06/65.61.26.63
Il contributo economico è molto importante, ma vorrei dire una cosa. Mia
madre è stata, oltre 40 anni fa, la seconda madrina in Italia che ha
abbracciato la missione di Padre Ernesto. Io sono vissuta nella dolce
atmosfera delle riunioni che mamma faceva per reperire altre madrine
come lei. Ero bambina, e già da allora respiravo lo spirito di
solidarietà che univa queste donne per uno scopo comune scevro da
riconoscimenti o altro. Ho sottolineato questo aspetto perché, al di là
dell’offerta che è necessaria per il sostentamento giornaliero, la
Missione necessita di volti nuovi e di volenterosi “missionari” a
distanza. Accrescere il numero delle madrine è fondamentale per la
sopravvivenza di tutta la Missione e l’opera che si è prefissata di
perseguire. Il naturale evolversi della vita comporta la perdita di
molte di noi: madrine anziane che non riescono più ad essere attive come
un tempo, o peggio ancora il decesso di molte di loro. Ciò mi spinge a
chiedere a tutti voi un aiuto anche in tal senso. Se ciò potesse
incontrare il vostro consenso, potete scrivermi al seguente indirizzo di
posta elettronico per avere notizie più dettagliate in tal senso:
avv.antonellasignorini@virgilio.it.
Come fare le offerte?
Con bollettino di C.C. Postale
C.C. N° 36885028
Intestato a:
Fondazione Don Bosco nel Mondo
Via Della Pisana 1111 - 00163 Roma
Eseguito da: (tutti i vostri dati)
Causale: PADRE ERNESTO SAKSIDA
Con bollettino di C.C. Postale che vi arriva ogni mese con il
“Bollettino Salesiano” (dopo la prima offerta) che riporta il vostro
nome, aggiungendo al contributo per:
PADRE ERNESTO SAKSIDA e la destinazione dell’offerta, o per una
adozione, o per la Missione genericamente o per un progetto speciale, il
nome del figlioccio sotto il vostro codice fiscale.
D- Come recepisce la comunità di Corumbà l'attività della Città Don
Bosco?
R- Fino ad un po’ di tempo fa la comunità di Corumbà recepiva con
entusiasmo il programma ed i progressi della Cidade Dom Bosco e gli
apporti umanitari della gente del luogo erano limitati ad iniziative di
singoli privati che cercavano di contribuire in modo similare a quello
di noi madrine italiane. O prendevano a cuore la situazione di un
particolare bambino e della sua famiglia, oppure procuravano vestiario,
quaderni e quant’altro poteva mancare alla struttura. Da qualche anno le
istituzioni locali hanno iniziato ad operare in modo molto più complesso
e organizzato. Innanzitutto la Polizia ha intrapreso un servizio di
assistenza sociale in concerto con le informazioni rese dal missionario
relativamente a quei ragazzi dediti alla delinquenza da reinserire nella
società. Il Municipio si è fortemente attivato per il recupero delle
famiglie che versano in condizioni molto difficili. Infatti il più delle
volte il nucleo familiare è composto da una madre prostituta o da un
padre alcolizzato se non addirittura in carcere. All’interno della
Missione si svolgono con personale specializzato alla formazione dei
corsi di educazione sessuale o di indirizzo alla maternità per le
ragazze madri. Esiste poi un accordo tra la missione e il Municipio per
far sì che medici o psicologi visitino giornalmente tutti coloro che ne
hanno bisogno.
D- Chi visita Corumbà rischia di lasciarci il cuore?
R- Non ho mai avuto la possibilità, ma forse farei meglio a dire il
coraggio, di andare sul posto per toccare con mano la terribile realtà
della povertà di quei bambini. Ad onor del vero molte volte Padre
Ernesto mi ha invitato a fare questo passo, ma poi anche il suo profondo
amore per tutti, quindi anche per me, lo ha spinto a non incoraggiarmi
più di tanto. Conoscendo la mia particolare sensibilità, mi ha infatti
poi consigliato di non intraprendere mai questa lunga avventura. Ciò non
tanto per la inevitabile stanchezza e disagio fisico che questo potrebbe
comportare, quanto per timore che poi non facessi più ritorno nella mia
casa in Italia. Nel profondo del mio cuore sapevo e so che una volta
entrata ancora più a fondo nella realtà del Brasile, avrei profonda
difficoltà a rientrare nella mia quotidianità ove, quasi naturalmente,
gli agi ed i comfort mi riassorbirebbero in modo completo. E non
riterrei più giusto vivere la vita di sempre. Se solo per un attimo
dovessi incontrare nel mio sguardo quei grandi occhi neri scavati in
volti invecchiati precocemente dalla paura, dalla fame, dagli orrori di
quella realtà, credo che la mia vita si fermerebbe entro i confini della
missione. E forse dopo un po’ anche quella nuova dimora mi starebbe
stretta. All’interno di quella grande famiglia, di quelle sicure e
protette mura sentirei, e ne sono certa, quasi un senso di colpa per
coloro che non ne possono fare parte. Avrei così il desiderio di uscire
per le strade per cercare di portare via dalla miseria qualche altro
fanciullo che magari è rimasto escluso perché non ha trovato una madrina
che lo possa aiutare a sollevare la testa dall’inferno che vive
quotidianamente. In questo modo non mi renderei però utile, perché solo
l’esperienza di quei luoghi e costumi può facilitare la grande opera dei
missionari. Persone come me forse, anzi, indubbiamente, sarebbero di
intralcio. Così il mio amore per questi figli partoriti da un’altra
madre si estrinsecherà qui in Italia, lottando affinché altre creature
possano almeno tentare di cambiare il loro destino. Forse è più
difficile dibattersi in una società cosiddetta “civile” dove le fitte
maglie dell’indifferenza e di un finto buonismo soffocano la voce di chi
come me chiede in punta di piedi di rinunciare ad una cena o ad un capo
griffato in cambio di un sorriso di un bambino sporco. Ma non mi
arrendo. Il mio cuore batterà per ancora molto tempo per tutti loro.
Continuerò a soffrire le doglie di un parto mai avuto per la sola gioia
e speranza, un giorno, di poter abbracciare anche solo uno di loro.
(©
Qui Italia) |