da France Presse, em Roma
A atriz italiana Laura Betti,
protagonista de "Teorema" do diretor italiano Pier Paolo Pasolini,
morreu em um hospital de Roma aos 70 anos de idade, informou a agência
Ansa.
Nascida na Bolonha (norte), em 1º
de maio de 1934, Betti começou sua carreira como cantora de cabaré e foi
descoberta por Federico Fellini, que a lançou no cinema no filme "La
Dolce Vita".
Ela acabou se tornando a atriz preferida de seu amigo Pasolini, que lhe
deu o papel principal em "Teorema", pelo qual ganhou a Copa Volpi de
melhor atriz do Festival de Veneza em 1970.
Laura Betti também trabalhou com
diretores como Roberto Rosselini ("Fugitivos na Noite", 1960), Marco
Bellochio ("Em Nome do Pai", 1972), os irmãos Paolo e Vitorio Taviani
("Allonsanfan", 1973), Mauro Bolognini ("La Gran Burguesía", 1974),
Bernardo Bertolucci ("Novecento", 1976), Mario Monicelli ("Viagem com
Anita", 1979) e Ettore Scola ("Casanova e a Revolução", 1981).
Em 2002, a atriz foi convidada a
vir ao Brasil para exibir o documentário que dirigiu sobre Pasolini,
"Pier Paolo Pasolini e a Razão do Sonho", na 26ª Mostra BR de Cinema -
Mostra Internacional de Cinema em São Paulo.
(©
Folha Online)
MORTA
LAURA BETTI: 'TRAGICA MARLENE' PER PASOLINI
ROMA - ''Una tragica Marlene, una
vera Garbo'' che si era ''messa sul volto una maschera inalterabile di
pupattola bionda''. Cosi' Pier Paolo Pasolini definiva Laura Betti nel
1971 immaginando per 'Vogue' un necrologio dell'attrice per il 2001.
' 'Un'eroina, una persona molto
spiritosa e un'eccellente cuoca'' sottolineava Pasolini parlando della
sua amica attrice, con cui strinse un grande sodalizio artistico e di
anime. E immaginando la sua morte tre anni prima di quella vera lo
scrittore aveva detto nel necrologio: ''Sono sicuro che nella sua tomba
ella si sente bambina. Ella e' certamente fiera della sua morte,
considerandola una morte speciale''. '''La mia morte e' provvisoria, e'
un fenomeno passeggero' essa par dire, - continuava Pasolini - con
l'aria di un personaggio di Gogol', Dostojewsky o di Kafka, 'in alto
loco si sta brigando perche' tale noiosa congiuntura venga superata e
tutto torni come prima'''.
Contestatrice, anima in rivolta,
graffiante e ruvida, la Betti non era, spiega ancora Pasolini, una
persona ambigua, al contrario una donna ''tutta d'un pezzo: inarticolata
come un fossile''.
Sempre controcorrente come il suo
amico Pasolini, l'attrice e regista, nata a Bologna il 1 maggio del 1934
e il cui vero cognome era Trombetti, era entrata nel mondo dello
spettacolo come cantante jazz ed e' stato proprio il suo modo di usare
la voce una delle sue forme di espressione piu' originali. Definita da
alcuni giornali romani dell'epoca la 'Giaguara' perche' ''aggressiva e
intrigante'', la Betti dopo il debutto a meta' anni '50 ne 'I
saltimbanchi' con Walter Chiari e nel 'Cid' di Corneille con la
compagnia di Enrico Maria Salerno, la Betti diventa la cantante degli
scrittori interpretando per lo spettacolo 'Giro a vuoto' nel 1960,
canzoni con testi di Soldati, Moravia, Flaiano, Calvino, Bassani e
Pasolini.
Incontrato per la prima volta nel
1956, Pasolini per lei ritaglia ruoli difficili muovendosi, dal teatro
al cinema su percorsi originali. Diva del Cinema ne 'La Ricotta', serva
Emilia in 'Teorema', con cui vinse una coppa Volpi a Venezia nel 1968 e
donna di Bath ne 'I racconti di Canterbury', la Betti ha lavorato anche
con registi come Roberto Rossellini ('Era notte a Roma'), Federico
Fellini ('La dolce vita'), Marco Bellocchio ('Nel nome del padre'),
Bernardo Bertolucci ('Novecento'), Mario Monicelli ('Viaggio con
Anita'), la Betti e' stata molto amica di scrittori e artisti della
scena letteraria di quegli anni, primo fra tutti Moravia al quale era
profondamente legata.
Direttrice del Fondo Pier Paolo
Pasolini, creato da lei nel 1980 e recentemente trasferito a Bologna, la
Betti era diventata regista lei stessa nel 2001 per lavorare al
film-documentario 'Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno' che
nelle sue intenzioni voleva essere il piu' completo mai realizzato sulla
vita dello scrittore, evento fuori concorso alla Mostra del Cinema di
Venezia nel 2001.
''Ho fatto un film - aveva
spiegato la Betti - sognando le parole di Pier Paolo immerse in tutto
cio' che da tempo non lo riguarda, come un'enfatica, mondana e stridente
democrazia, una falsa capacita' di capire, una non troppo furtiva
apologia della bassa cultura, bassa, strisciante, penetrante e capace di
una potente e vorace assimilazione'' per poi aggiungere che il film era
''un delirio sano''.
Impegnata negli ultimi anni a
tenere viva la memoria di Pasolini soprattutto fra i giovani, la Betti
ha girato il mondo per presentare rassegne cinematografiche sullo
scrittore al quale ha dedicato numerosi recital.
(©
ANSA)
Laura, la garbata esuberanza

di Renato
Nicolini
Laura
Betti ci ha lasciato, quasi in punta di piedi, a 70 anni, con quel garbo
discreto che era l'altra faccia, nota agli amici, della sua esuberanza
polemica. Era stata, da qualche tempo, sfrattata dalla sua casa
romana di via di Montoro, dove invitava le volte (ricorrenti, ma non
troppo frequenti) che aveva voglia di cucinare. Frequentata, tra gli
altri, da Alberto Moravia e da Enzo Siciliano, la sua piccola terrazza
era l'esatto opposto della Terrazza romana del film di Scola.
Anziché di potere (reale) e di (esibite) utopie, vi regnava, per quanto
era possibile, il gioioso materialismo del convito. Il Fondo Pasolini,
sua ragione principale di vita per quasi trent'anni, si era anch'esso
separato da lei, trovando nuova casa (dopo aspri contrasti che
l'assessore romano Gianni Borgna ricorderà bene) a Bologna. Da qualche
tempo era diventato difficile incontrarla, credo perché (lei così ricca
di istintiva mitologia, tra il mondo familiare del dialetto - Teta
Veleta si intitola il suo libro - ed il modello classico) voleva
tenere per sé lo spettacolo dei fastidi dell'età.
Ricordo la prima volta che
l'ho vista, quando fece letteralmente irruzione, senza che nessuno
riuscisse a fermarla, nel mio ufficio d'assessore alla cultura di Roma,
nel '77, protestando a voce spiegata perché non l'avevo ancora chiamata,
nonostante stessi organizzando con Giuseppe Zigaina la mostra dei
disegni di Pasolini a Palazzo Braschi. Nonostante non abbia allora
acconsentito a nessuna delle sue tante richieste, è nata un'amicizia,
frutto delle diversità e della curiosità. Anche l'ultima volta che l'ho
incontrata è stato sotto il segno di Pasolini, quando il Fondo aveva
trovato provvisorio riparo presso la Fondazione Di Vittorio di Sergio
Cofferati.
Così come la perdurante
attualità e fortuna critica di Pasolini si era troppo dilatata per
essere contenuta nelle sole iniziative del Fondo (penso in primo luogo a
Petrolio, la rassegna al centro della prima stagione del
Mercadante Teatro Stabile di Napoli) - faremmo però torto a Laura Betti
se limitassimo la sua importanza per la cultura europea al solo rapporto
con Pasolini. Scrivo europea e non italiana, perché Laura
Betti era Commendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere della
Repubblica Francese istituito da Jack Lang. La cultura francese ha
saputo rendere piena giustizia, negli ultimi vent'anni, al valore di
molti intellettuali irregolari di casa nostra.
L'esempio più significativo è
quello di Carmelo Bene, in Francia considerato, prima ancora che un
grandissimo attore, un uomo di pensiero - un esponente di spicco della
forma oggi possibile, dopo il Ventesimo Secolo, di filosofia,
intesa come desiderio e ricerca della verità anche attraverso
l'arte e i poeti. Laura Betti era un'attrice di questo tipo - in modo
ugualmente istintivo, dove il pensiero non è sovrapposto alla
recitazione, ma è la sua essenza ed il suo risultato.
Il primo ricordo di lei
attrice che ho è una canzone, che ascoltavo ancora studente di
architettura, agli inizi degli Anni Sessanta, che parlava di «millecento
ferme sulla via/ con i vetri appannati/ di bugie e di fiati/ dove si va,
diciamo così, a fare all'amore./ No, non dico a scambiarsi qualche
bacio…». La memoria mi tradisce, ma esprimeva con tenerezza indicibile
l'orrore nascosto ed i desideri celati di quegli Anni Cinquanta. Oggi
penso in primo luogo a come l'attrice Laura Betti sapeva dare pieno
senso alla parola poetica di Pasolini, nel recital Una disperata
vitalità - dove il suono della sua voce arricchiva i concetti di
tutta la contraddittoria pienezza del corpo e della vita, di fronte alla
quale bisogna essere in primo luogo sgomenti e perplessi. O alla
sua folgorante presenza in America, uno straordinario film in
bianco e nero tratto dal romanzo di Kafka. Naturalmente, non è possibile
dimenticarla in Teorema, il film più filosofico di Pasolini. O
nel Piccolo Archimede di Gianni Amelio. Ma forse la sua
interpretazione più profonda, giocata su molteplici registri,
esplicitamente dialettica rispetto al personaggio, l'ha data nel
ritratto della diabolica erotomane sadica e fascista in Novecento
di Bernardo Bertolucci - una sorta di versione femminile del Marlon
Brando di Apocalypse Now.
Ma in lei l'attrice non è
separabile dalle sue curiosità; dai circoli della prima avanguardia che
si formava provenendo da tutt'Italia a Roma nei primi Anni Cinquanta, da
Elsa Morante a Pasolini a Cobelli, fino al giovane Luca Ronconi (per cui
Laura recitò nel primo Candelaio) ed al suo organizzatore, allora
altrettanto giovane, Paolo Radaelli - nel segno del carisma e del
fascino e non del potere; dal suo sperimentalismo, che l'ha portata a
cantare Brecht e Kurt Weill con Vittorio De Sica, e a recitare in
Francia in un film con Jerry Lewis. È difficile pensare che questa
straordinaria vitalità oggi debba restare viva soltanto nella memoria.
(©
l'Unità)
Saiba mais sobre Laura Betti