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Protesto contra globalização e guerra reúne 300 mil em Florença

09/11/2002

Protestos convocados pelos movimentos antiglobalização reunidos no Fórum Social Europeu, em Florença, Itália

 

da Folha Online

   Cerca de 300 mil pessoas participaram neste sábado, dia 9, de uma manifestação convocada pelos movimentos antiglobalização reunidos no Fórum Social Europeu, em Florença (sul da Itália), para protestar contra uma eventual guerra no Iraque, um dia depois da aprovação na ONU (Organização das Nações Unidas) de uma nova resolução que exige as inspeções às supostas armas de destruição em massa iraquianas.

   A passeata, que o governo italiano ameaçou suspender por temor a problemas de ordem pública e contra o patrimônio artístico de Florença, ocorreu sem incidentes, enquanto policiais mal podiam ser notados pelos manifestantes.

   A manifestação, promovida por cerca de mil operários metalúrgicos do maior sindicato do país (o CGIL), atravessou as maiores avenidas da cidade, longe do centro renascentista e seus monumentos, e contou com a participação de delegados de cem países e representantes da associação Attac, movimento internacional contra a especulação financeira, que é a favor do perdão da dívida externa dos países pobres.

   Não houve um balanço oficial da polícia, mas organizadores afirmaram que pelo menos 300 mil pessoas participaram do protesto, considerado o ponto alto do Fórum Social Europeu, que começou na quarta-feira (6) e termina amanhã em Florença.

   Os manifestantes vieram de diversos países da Europa -Grécia, Espanha, Reino Unido e Dinamarca, entre outros- para protestar contra a política dos EUA sobre o Iraque e os interesses das multinacionais que, segundo eles, causam danos aos pobres e ao ambiente.

   "Queremos mostrar que um mundo diferente é possível", disse Noemi Cucchi, 31, que chegou hoje a Florença com sua irmã da cidade portuária italiana de Ancona.

   Os 15 membros do Conselho de Segurança da ONU aprovaram ontem com unanimidade a resolução elaborada pelos Estados Unidos e Reino Unido. O documento dá uma última chance de o Iraque desmantelar suas supostas armas de destruição em massa para evitar um ataque militar.

Com agências internacionais

(© Folha Online)

Nessuna paura, Firenze applaude il corteo
 

   FIRENZE - Un lunghissimo serpentone, una festa senza paura. Tanta, tantissima gente per le strade di Firenze, nessun problema di ordine pubblico.Quando la testa del corteo contro la guerra che chiude il Social Forum fiorentino ha raggiunto, verso le 15, Campo di Marte, sede della conclusione della manifestazione, la coda del corteo non era ancora riuscita a partire. Solo più tardi, il gruppo di cui facevano parte gli iscritti alla Cgil, è riuscito a mettersi in moto, preceduto di poco dall'arrivo dell'ultimo dei treni speciali, proveniente da Lecce. La partecipazione è comunque ben oltre le attese: 450mila i partecipanti, secondo le forze dell' ordine, un milione, secondo gli organizzatori. I primi movimenti in cima al corteo, si sono resi necessari già intorno a mezzogiorno per fare spazio alle migliaia di persone che continuavano ad affluire verso la Fortezza da Basso, sede del raduno iniziale.

   COME UN CONCERTO - La musica di Bob Marley a tutto volume, un palco già pronto per il concerto della serata e gli applausi dei primi arrivati a chi sta raggiungendo lo stadio. È questa l'atmosfera che si respira nel punto d'arrivo del corteo contro la guerra del Social Forum.

   Un'atmosfera di festa, che ricorda più un concerto rock che una manifestazione considerata a rischio. Una festa che si è ripetuta anche per le vie della città. I fiorentini hanno seguito con simpatia e curiosità il lunghissimo fiume di gente, battendo le mani e salutando i ragazzi. Un forno ha offerto pane appena sfornato, un ragazzo ha offerto caffé caldo da un finestra. E i ragazzi del Forum ha gridato filastrocche per rispondere alle polemiche dei giorni scorsi: «Guardate i fiorentini come sono belli, non sono tutti come la Fallaci. Guardate i fiorentini come sono belli, non sono tutti come Zeffirelli». Fanno eco, poco più avanti, un gruppo di catalani che, su piccoli cartelli hanno scritto a mano: «Amiamo Firenze - non siamo venuti per distruggerla».

   LE ANIME DEL MOVIMENTO - L'invasione, finora assolutamente pacifica, è iniziata in matttinata. La Fortezza da Basso è diventata presto stracolma e i giovani che continuavano ad arrivare sono stati tenuti fuori dal luogo che abitualmente ospita le fiere fiorentine. La partenza della manifestazione, inizialmente prevista per le 15, è stata così notevolmente anticipata. Il corteo, aperto dallo striscione «No alla guerra, no war», mostra le mille anime del movimento: accanto a Cgil, Attac, Rifondazione comunista, vessilli baschi, palestinesi, sardi e corsi, e un manipolo di trostzkisti del Socialist workers' party, non mancano, però, presenze assai più moderate. Si possono vedere gruppetti di scout, con il fazzoletto al collo con le bandiere arcobaleno della pace e svariati aderenti alla rete di Lilliput, galassia di associazioni laiche e cattoliche, tutte rigorosamente pacifiste. Si vedono, inoltre, le bandiere della sinistra giovanile, organizzazione dei Ds, gli striscioni di Emergency, bandiere dei Cobas e dei Cub, dell'Unione degli studenti universitari, dei francesi della Federation syndacal unitaire. Isolato, uno striscione nero con la A di anarchia e una scritta «padroni di nulla, servi di nessuno: all'arrembaggio del futuro».

   CHIUSO PER MANIFESTAZIONE - La grande folla dei manifestanti ha sfilato in una Firenze blindata e chiusa. Pochissimi i negozi che hanno deciso di rimanere aperti. Quelli chiusi hanno messo protezioni metalliche o di legno davanti alle vetrine, la cosa non è sfuggita ai manifestanti che ne hanno approfittato per lanciare chiari messaggi di disapprovazione: come quello scritto in inglese «chi pensa male agisce male» o quell'altro che parla di «chiuso per paranoia» e di «ignoranza fallace», con chiaro riferimento alle polemiche innescate da Oriana Fallaci (che ha fatto sapere di «non volersi nascondere» e ha girato per il centro città in automobile). Anche i bar hanno risposto alla serrata: chiuso perfino lo storico Rivoire. In controtendenza, il bar dello stilista Roberto Cavalli, prolungamento della sua boutique fiorentina di via de' Tornabuoni. Cavalli non solo ha aperto il suo negozio ma ha deciso di essere presente di persona trasformando il suo Caffè Giacosa in un «open bar». «Finchè ci sono - ha fatto sapere ai clienti - qui nessuno paga. Basta con questo clima da guerra».

(© Corriere della Sera)


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