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Aids: in Calabria aumentano i sieropositivi

25/11/2002

 

 

E’ il dato allarmante che è stato reso noto al congresso dell’Anlaids a Torino. 489 i malati conclamati. Non ci sono casi pediatrici

   Torino. Una doccia fredda, improvvisa, dal congresso dell'Anlaids a Torino. Aumenta, oltre le previsioni, il numero dei sieropositivi in tutte le regioni, Calabria compresa. E per la Calabria una doccia fredda in piu'. Se si mettono a confronto le notifiche di casi della malattia nella forma conclamata dal luglio 2001 al giugno 2002, c'e' un'escalation rispetto al periodo luglio 2000 - giugno 2001: si passa da 0,8 all'1,2 per centomila abitanti.

   Questa la situazione che emerge dal Bollettino del Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanita': dall'inizio dell'epidemia e cioe' dal 1982 al 30 giugno 2002 i casi di Aids nella forma conclamata in Calabria sono 489, un dato che pone la Calabria al tredicesimo posto in Italia. Cosi' i casi di Aids provincia per provincia dall'inizio dell'epidemia al 30 giugno 2002: a Catanzaro sono 153 (negli ultimi due anni sono stati registrati 10 casi); a Cosenza sono 99 (negli ultimi due anni sono stati registrati 14 casi); a Crotone sono 97 (negli ultimi due anni sono stati registrati 9 casi); a Reggio Calabria sono 108 (negli ultimi due anni sono stati registrati 10 casi) ); a Vibo Valentia sono 32 (negli ultimi due anni sono stati registrati 4 casi).

   Una buona notizia: nessun caso pediatrico in Calabria. La realta' della Calabria non e' dissimile da quella italiana dove l'Hiv sta diventando la malattia non solo di chi vive a rischio ma delle persone normali. Al congresso di Torino viene tracciato l'identikit del nuovo infettato: sposato, maturo, con possibilita' economiche e di viaggiare. "Ogni due ore - dice Fernando Aiuti, presidente dell'Associazione nazionale per la lotta all'Aids - in Italia una persona si infetta. Un dato che emerge non solo dalla pratica clinica di chi, tutti i giorni, vive l'Aids ma sono le stime ufficiali a confermarcelo. E ad infettarsi sono soprattutto gli eterosessuali. Non solo aumentano i sieropositivi ma rallenta il calo dei casi di Aids nella forma conclamata. Il quadro e' ancora piu' negativo: cresce, in Italia, il numero degli extracomunitari malati. Era il 2 per cento nel 1992, e' oggi il 15 per cento.

   A questo punto credo che sia piu' che legittimo chiedersi se stanno tornando i tempi bui. Ci consola almeno un dato: nei primi sei mesi del 2002 non si sono registrati, fra gli italiani, casi di Aids pediatrico". "Si', i tempi bui sembrano davvero vicini. Anche perche' l'Hiv sta diventando la malattia non solo di chi vive a rischio ma delle persone normali- dice Mauro Moroni dell'Universita' di Milano - Ecco l'identikit del nuovo infettato: sposato, maturo, con possibilita' economiche e di viaggiare. Gli italiani si stanno abituando all'Aids, quasi ci convivono. E abbassano la guardia. Ci si abitua all'Aids come ci si abitua al bollettino delle vittime della strada a Ferragosto continuando a correre a gran velocita'". Il quadro e' ancor piu' preoccupante se si tiene conto che ci si scopre sieropositivi, nella meta' dei casi, quando la malattia ha gia' dato dei segni inequivocabili.

   E Giovanni Di Perri, presidente del congresso per la parte scientifica, commenta: "Scoprendo in molti soggetti la malattia solo in una fase avanzata, le terapie non sono cosi' efficaci come invece lo sono in fasi piu' precoci dell'infezione". Non solo annunci in apertura del Congresso ma anche proposte. Fernando Aiuti dice che bisogna affrontare al piu' presto nuove emergenze assistenziali. Il presidente dell'Anlaids si dichiara disposto a sostenere il ministro Moratti nel suo progetto di sollecitare il Governo a concedere fondi per la Ricerca: in mancanza di fondi adeguati si vanificherebbero anche in termini assistenziali, tutti i grandi risultati ottenuti in quindici anni di lotta all'Aids. Bisogna impegnarsi al massimo e, purtroppo, c'e' un calo di attenzione anche delle piu' alte cariche dello Stato e dei personaggi della cultura e dello spettacolo che hanno messo in secondo piano l'Aids rispetto ad altre malattie. Tutto questo fa sentire i malati sempre piu' soli". Ma, allora, che sta succedendo? Se lo chiedono gli esperti riuniti fino a martedi' al Lingotto di Torino.

(© Giornaledicalabria.it)

 

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