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Operazione anti-pedofilia, 1700 indagati

27/09/2000

 

 

Undici arresti tra Mosca e l’Italia. Nei video distribuiti tramite Internet abusi su bambini rapiti dagli orfanotrofi

   NAPOLI - Undici persone, delle quali tre russi e otto italiani, sono state arrestate stanotte dalla polizia delle telecomunicazioni italiana in collaborazione con la polizia di Mosca, in un'inchiesta sulla produzione di pornografia infantile, commercializzata da un'organizzazione russa attraverso video in cui sono documentati abusi e violenze fino all'omicidio delle piccole vittime.

   1690 INDAGATI — L'inchiesta condotta dai comandi della polizia delle telecomunicazioni di Napoli e Roma e coordinata dai pm Paolo Fortuna e Giancarlo Novelli della procura di Torre Annunziata ha portato anche all'emissione di 490 informazioni di garanzia, e gli agenti hanno eseguito oltre 600 perquisizioni in tutta Italia. Complessivamente l'indagine, che ha ricostruito nei dettagli il giro d'affari dell'organizzazione che vendeva attraverso Internet immagini e video in tutto il mondo, conta oltre 1690 indagati. L'accusa contestata è di acquisto, ricezione e divulgazione di materiale pedo-pornografico. In 19 mesi la polizia ha individuato versamenti di denaro pervenuti sui conti di tre imprenditori russi a capo dell'organizzazione per un ammontare complessivo di 600 milioni di dollari (oltre 1200 miliardi di lire).

   I CAPI RUSSI — A Mosca sono finiti in carcere un noto uomo d'affari, Dimitri Victor Kuzentofv, capo dell'organizzazione, Dimitri Valeri Ivanov, addetto al settore tecnico dell'industria della pedofilia e egli stesso protagonista di centinaia di video dove sono documentate le violenze sui minori, e Andrea Valeri Minaev, ex militare sovietico, ufficialmente proprietario di una società di distribuzione di video la «Tim-O-Feev Video», in realtà responsabile per l'organizzazione di Kuzentofv della distribuzione del materiale pornografico richiesto via Internet da mezzo mondo e pagato con bonifici bancari.
L'organizzazione di Kuzentofv, secondo gli inquirenti, avrebbe rapito numerosi bambini, nel corso degli ultimi anni, soprattutto dagli orfanatrofi russi e mediorientali. Alcuni di essi sarebbero ancora oggi segregati in luoghi che la polizia russa sta tentando di individuare con la collaborazione dell'Interpol.

   GLI ARRESTATI ITALIANI — In Italia la polizia ha arrestato un funzionario dell'azienda sanitaria di Grosseto, sposato, senza figli; un imprenditore commerciale e un impiegato pubblico di Milano, il primo celibe, il secondo sposato, con due figli; un imprenditore fotografico di Salerno, anche lui sposato e con figli, un commerciante di Vallo della Lucania, sposato, un imprenditore edile di Ancona e uno studente universitario di Venezia. Gli avvisi di garanzia notificati e le perquisizioni hanno portato la polizia della telecomunicazioni in tutta Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Tosacana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Dall'indagine viene fuori un'inedita mappa dei pedofili in Italia che annovera persino 18 minorenni. A Torino, Milano, La Spezia, Firenze e Reggio Emilia a chiedere e a pagare centinaia di dollari immagini pornografiche infantili erano ragazzi tra i quindici e i diciassette anni.

   Tutto tramite Internet, definita «terra di nessuno» dal gip Tommaso Miranda che ha firmato le ordinanze di custodia. I nomi dei destinatari dei provvedimenti restrittivi in Italia non sono stati resi noti dalla procura di Torre Annunziata che teme ritorsioni nei confronti delle famiglie degli arrestati e degli stessi accusati. (Corriere della Sera)


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