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Trapianto di
cornee clonate in 14 italiani |
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14/10/2000
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ROMA -
Cornee coltivate in laboratorio, a partire dalla clonazione di cellule staminali, sono
state trapiantate in Italia in 14 pazienti.
PRIMI INTERVENTI MAI REALIZZATI - Sono i primi interventi di questo tipo
eseguiti nel mondo e il successo ottenuto è stato del 78%. Il primo paziente, operato un
anno e mezzo fa, ha recuperato dieci decimi di vista. I risultati ottenuti grazie alla
collaborazione tra Fondazione Bietti e università di Roma Tor Vergata, sono stati
presentati oggi in un congresso negli Stati Uniti e sono in via di pubblicazione. «Si
apre così la strada - ha detto Mario Stirpe presidente della Fondazione - alla
possibilità di usare nella clinica cornee coltivate a partire da cellule dello stesso
paziente cui è destinato il trapianto».
In futuro, ha aggiunto Massimo Bucci ricercatore dellUniversità di Tor Vergata,
«questa tecnica potrà sostituire il trapianto di cornea anche in pazienti in condizioni
meno gravi».
UN SUCCESSO PER LA RICERCA ITALIANA - Gli interventi sono stati eseguiti a
Roma e nell'ospedale di Venezia e la coltivazione dei tessuti della cornea è avvenuta a
Roma, nel laboratorio di Ingegneria dei tessuti dell'Istituto dermatopatico
dell'Immacolata (Idi), diretto da Michele De Luca.
LA TECNICA Le cornee sono state coltivate in laboratorio a partire da
un millimetro quadrato di tessuto sano prelevato dall'occhio dello stesso paziente cui è
destinato il trapianto. È in questo tessuto, prelevato dalla zona di confine tra cornea e
congiuntiva, che vengono isolate le cellule staminali che permettono di ricostruire
l'intera cornea nell'arco di due-tre settimane.
LA CURA PER DIFETTI GENETICI Le prime cornee coltivate in laboratorio,
sono state impiantate sperimentalmente due anni fa, ma le condizioni di coltura erano tali
da non rendere possibile l'applicazione clinica su larga scala. Adesso le cellule di
moltiplicano e crescono su un letto di fibrima, la stessa sostanza fisiologica liberata
dalle lacrime e sul quale, nell'occhio sano, scivolano le cellule staminali che
continuamente rinnovano lo strato superficiale che riveste la cornea. In futuro, secondo i
ricercatori, questa tecnica potrà essere utilizzata anche per curare danni bilaterali
della superficie oculare e potrà essere possibile riparare difetti genetici dell'occhio
introducendo il gene sano nelle cellule in coltura. (Corriere della Sera)
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