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Tutta la famiglia raccolta intorno al presidente onorario della Fiat
e alla signora Marella
TORINO -
Sono iniziati i funerali di Edoardo Agnelli il figlio primogenito del senatore a vita e
presidente onorario della Fiat, il cui cadavere è stato ritrovato ieri sul greto del
torrente Stura.
Edoardo
Agnelli, 46 anni, è deceduto dopo un volo di quasi 80 metri dal viadotto dellautostrada
Torino-Savona nei pressi di Fossano. Tra le ipotesi degli investigatori sulla sua morte
quella del suicidio.
FUNERALI IN FORMA RISERVATA - Poco prima delle 16 si è mosso dalla
casa Agnelli di Villar Perosa il corteo di una ventina di auto al seguito del feretro di
Edoardo Agnelli per la cerimonia funebre. La salma sarà tumulata nel vicino, piccolo
cimitero dove c'è la tomba di famiglia.
Subito
dopo il carro funebre, su una Lancia Kappa blu Giovanni Agnelli, la moglie Marella e il
nipote John Elkann. Appoggiate alla Cappella, una corona di fiori con la scritta Fiat
e un cuscino del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e della moglie,
signora Franca.
Edoardo sarà tumulato nella cappella di famiglia, nel piccolo cimitero di
Villar Perosa, sulla collina torinese, a fianco di Giovannino Agnelli, figlio di
Umberto, morto per un tumore nel dicembre del 1997, la cui scomparsa aveva molto turbato
il cugino. (Corriere della Sera)
Sensibile,
inquieto, curioso, colto, fragile. ...
Sensibile, inquieto, curioso, colto, fragile.
Edoardo Agnelli, primogenito e solo figlio maschio di Giovanni e Marella Caracciolo, viene
descritto così dagli amici. Aggettivi che dipingono una personalità complessa e distante
da ciò che le responsabilità e il blasone autorizzerebbero a cercare. Una personalità
che ha spinto il figlio dellAvvocato a studi filosofici e religiosi, a richiamare
come proprio il modello francescano, a sorprendere pubblicamente rendendo manifesta la
sospensione fra il richiamo agli impegni e alla successione e il desiderio di un rifugio
nella ricerca privata di Dio. La sua distanza rende le biografie ufficiali poco generose
di particolari. Nasce a New York il 9 giugno 1954, ma la prima formazione ha luogo nel
più celebrato dei licei torinesi, il Massimo DAzeglio, e in Inghilterra allAtlantic
College. Poi la scelta, che non trova il pieno consenso del padre, di studi umanistici. Di
nuovo negli Stati Uniti. Si laurea in storia a Princeton, studia anche filosofia e
teologia. La prima uscita pubblica è americana. Durante una conferenza a Princeton di
Giorgio Napolitano, Edoardo lo raggiunge sul podio per portargli i saluti del padre. Segue un lungo periodo di riflessione, che lo porta anche in India. Una
personale ricerca religiosa che, dice lui stesso, trova luogo dinizio nella
«contrapposizione al materialismo americano». Ma in India non resta. Torna in Italia e a
spingerlo questa volta sembra la decisione di tentare il tirocinio classico delle famiglie
industriali. Lavora allIfi, la finanziaria degli Agnelli, alla banca daffari
Lehman Brothers, quindi ai cementifici dellUnicem. Infine, il passo che viene letto
come una prima «consacrazione»: lingresso nel consiglio di amministrazione della
Juventus. Sono i giorni dellentusiasmo, della sua presenza in campo, e di unintervista,
la prima, a Tuttosport, nella quale esprime giudizi e fa programmi. E che fa
rumore.
Ma è in occasione di un appuntamento del tutto diverso, la manifestazione
per la pace ad Assisi, che Edoardo decide di consegnare per la prima volta ai taccuini dei
giornalisti e agli occhi del mondo le proprie idee su azienda, capitalismo, religione. È
il 27 ottobre del 1986, Papa Wojtyla convoca i rappresentati delle maggiori religioni. Il
primogenito partecipa, dopo avere chiesto al padre Vincenzo Colleri il biglietto daccesso.
E lì rilascia due interviste a Panorama e all Espresso . Definendo la
religione «un rapporto privato fra Dio e me», una frase che ripeterà in seguito più
volte, e che gli permetterà di «smarcare» in un originale sincretismo chi lo descrive
induista, chi lo vuole musulmano, chi lo indica fervente cattolico. E sempre ad Assisi
sorprende affermando del capitalismo: «È utopico che debba durare eternamente». Si
esprime contro lenergia nucleare civile, sottolinea la propria attenzione verso
«religione, filosofia e valori fondamentali», perché «non basta più produrre bene
automobili». Tuttavia aggiunge: «Non per questo sarebbe opportuno da parte mia uno
scollamento con lazienda». Anzi, «la mia volontà è di assumere in prima persona
tutte le responsabilità che spettano alla proprietà di un grande gruppo come il
nostro».
Vita privata allinsegna della privacy, vita pubblica ridotta il più
possibile. Negli anni successivi solo poche dichiarazioni, tra le quali si distingue lapprovazione
nei confronti della scelta di creare unaccomandita di famiglia, la Giovanni Agnelli
& C. Poi, lepisodio di Malindi. Edoardo viene arrestato in Kenia, laccusa:
detenzione di stupefacenti. Lui si difende: aiutavo i tossicodipendenti e gli spacciatori
si sono vendicati. Il processo si chiude nellottobre del 90: assolto. Dal
Kenia giungono immagini e parole che colpiscono. Il volto sottile, ascetico, di Edoardo
che passeggia vestito di bianco sulla spiaggia, sorreggendosi su un bastoncino di bambù,
più che altro sostegno psicologico. Di fronte alle telecamere è lui a ricordare che i
suoi compagni di studi in America lo chiamavano «Crazy Eddy». Ma precisa: «Io non sono
matto, sono soltanto alla ricerca delle verità, sono un filosofo».
Quasi
contemporaneamente arriva un altro proscioglimento, questa volta da Roma, relativo a unistruttoria
che ha per oggetto gli stupefacenti. La droga, alla quale fa talvolta implicito
riferimento chi sottolinea la fragilità di Edoardo, sarà da allora sempre più motivo di
impegno, testimonianza e aiuto nei confronti di chi soffre. A fianco di amici come don
Mario Picchi e don Luigi Ciotti.
Con loro, insieme ai francescani, il figlio del Re degli industriali matura
ancora più opinioni controcorrente, distanti. Nellultima intervista, rilasciata al manifesto
nel gennaio del 98, consegna unimmagine di sé che sembra trovare in
letteratura riferimenti nei personaggi di Dostojevski e Thomas Mann. Definisce il denaro
«un mito pericoloso per i giovani». Delinea lidea di una fondazione, auspica un
Rinascimento, descrive la «fine dellepoca moderna». E torna sulla responsabilità,
affermando: «Non ho mai pensato di fare il manager, di occuparmi in prima persona dellazienda».
Critica la «logica barocca e decadente» di una parte della sua famiglia che, morto il
cugino Giovanni Alberto jr., ha candidato in «tempi stretti» John Elkann, «un ragazzo
in gamba, ma che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui».
Cè sofferenza in quelle parole. La sofferenza di un uomo che ha sempre
dichiarato amore per i genitori e manifestato anche da loro una distanza fatta di
«esperienze profondamente differenti»: «Loro hanno potuto avere certezze. La mia
generazione deve fare i conti con una crisi profonda dei valori». (Sergio Bocconi,
Corriere della Sera) |
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