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Via libera alla ricerca sulle cellule staminali

29/12/2000

Via libera alla ricerca sulle cellule staminali

 

ROMA - Via libera alla ricerca sulle cellule staminali anche in Italia, ma utilizzando una tecnica che evita l'avvio della formazione di embrioni. E' questo il contenuto della relazione della commissione sulle cellule staminali del ministero della Sanità, presieduta dal premio Nobel Renato Dulbecco e composta da 25 esperti in campo scientifico ed etico.

   Il nuovo metodo, basato sul prelievo da adulto o da feti abortiti e sulla riprogrammazione del nucleo di cellule adulte, apre la porta a nuove cure contro tumori, malattie ereditarie e neurodegenerative e offre la possibilità di rigenerare cellule e tessuti fino a non rendere più necessario il trapianto di organi da cadavere.

  Il rapporto, presentato a Roma dal ministro della Sanità Umberto Veronesi - che ne ha definito il contenuto 'rivoluzionario' - sostiene che è necessario sostenere questo tipo di ricerche anche in Italia, viste le enormi potenzialità terapeutiche della ricerca sulle cellule staminali "che potrebbe condurre a una vera e propria rivoluzione in medicina, superiore persino, nei sui effetti sulla salute della gente, a quella rappresentata dalla scoperta degli antibiotici".

   La via raccomandata è quella della nuova tecnica del trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa), in grado di risolvere le esigenze quantitative, i problemi ci compatibilità immunologica e nello stesso tempo di evitare l'avvio della formazione dell'embrione. La via italiana si differenzia da quanto è stato deciso in Gran Bretagna nei giorni scorsi perché il trasferimento del nucleo di una cellula somatica non dà luogo alla formazione di embrioni.

   Il Tnsa (erroneamente chiamato 'clonazione terapeutica' nella pubblicistica contemporanea, precisa il rapporto) è basato sull'inserimento di un nucleo di cellula adulta prelevata dal paziente in un oocita privato del proprio nucleo e permette, senza la formazione dell'embrione, di ottenere cellule staminali da differenziare verso le linee cellulari e tissutali desiderate.

   La possibilità di riprogrammare una cellula adulta o di guidare lo sviluppo di una cellula bambina apre concretamente la possibilità di riparare e rigenerare tessuti e organi danneggiati. Riuscire a coltivare in provetta queste cellule immature fino a produrne grandissime quantità contribuirebbe in modo decisivo a risolvere il problema della carenza di organi per i trapianti e senza rischio di rigetto. Sarebbe infatti lo stesso paziente a offrire il materiale biologico necessario a rigenerare l'organo danneggiato.

   Ecco le principali terapie rese possibili dall'uso delle cellule staminali:

   - TRAPIANTO DI MIDOLLO: il trapianto di cellule progenitrici delle cellule del sangue (ematopoietiche) permette di produrre cellule sanguigne dopo cure molto aggressive, come chemioterapia e radioterapia. L'infusione di cellule staminali prelevate da un altro paziente fa sì inoltre che il sistema immunitario del donatore si scateni contro le cellule tumorali. Cellule di questo tipo possono essere prelevate da midollo, sangue periferico o da cordone ombelicale.

   - TRAPIANTO DI EPIDERMIDE: le cellule staminali della pelle possono essere isolate, coltivate in provetta e utilizzate per riparare gravi lesioni (come quelle provocate da ustioni, tumori o infezioni) nello stesso paziente da cui sono state prelevate.

   - TERAPIA CELLULARE: ecco tessuti e organi che si potranno rigenerare coltivando le cellule staminali: il midollo spinale danneggiato da traumi fisici, dando così una speranza concreta ai paraplegici; le cellule nervose distrutte da malattie neurodegenerative, come morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, corea di Huntington, sclerosi laterale amiotrofica; il tessuto osseo danneggiato da malattie muscolo-scheletriche come tumori o malattie progressive delle giunzioni ossee; i tessuti di retina, cornea e apparato uditivo danneggiati da malattie genetiche o traumi; il tessuto del cuore danneggiato da un infarto e quello dei vasi sanguigni, compromesso da ipertensione e aterosclerosi.

   - TERAPIA GENICA: le cellule staminali riescono ad accettare e tollerare meglio delle cellule mature i geni introdotti dall'esterno con le tecniche dell'ingegneria genetica. Grazie a questa capacità le cellule neonate sono considerate ottimi vettori per trasportare i geni sani nelle cellule malate.

   Per quanto riguarda i problemi etici legati alla ricerca sulle cellule staminali, la commissione ha riconosciuto esenti da problemi irrisolvibili l'uso di cellule staminali adulte e da cordone ombelicale, da materiale abortivo e da trasferimento nucleare (attraverso la tecnica dalle Tnsa).

   La commissione si è invece spaccata, lasciando aperto il dibattito etico, sull'uso del materiale dagli embrioni prodotti in sovrannumero per la fecondazione assistita e poi non utilizzati, sull'uso di singole cellule ottenute dalla blastocisti durante la fase diagnostica preimpianto della fecondazione assistita e l'uso di embrioni prodotti specificamente per scopi terapeutici.

   La spaccatura è di natura più filosofica che scientifica: alcuni membri della commissione (tra cui il cardinale Ersilio Tonini) sono partiti dal presupposto che l'embrione sia un essere umano con potenzialità di sviluppo (e non un essere umano potenziale) e che per questo abbia diritto alla vita. La parte maggioritaria della commissione ha invece fissato l'attenzione sul fatto che anche in Italia, in vari laboratori che attuano programmi di fecondazione in vitro, esiste un elevato numero di embrioni che per varie ragioni non sono più destinati all'impianto. Considerando che l'alternativa per questi embrioni è lasciare che periscano, la maggioranza dei membri della commissione ha fatto presente che destinarli a ricerche dalle quali potrebbero derivare notevoli benefici per l'umanità non costituisce un atto di mancanza di rispetto nei confronti della vita, né comporta una concezione strumentale dell'embrione.

   La parte della commissione favorevole all'utilizzo degli embrioni sovrannumerari ha raccomandato che sia al più presto esperita un'indagine sul numero e sulla localizzazione degli embrioni non destinati all'impianto. (Silvia Giralucci, CNN, con il contributo di ANSA)

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