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ROMA - Via libera alla ricerca sulle cellule staminali anche in Italia, ma
utilizzando una tecnica che evita l'avvio della formazione di embrioni. E' questo il
contenuto della relazione della commissione sulle cellule staminali del ministero della
Sanità, presieduta dal premio Nobel Renato Dulbecco e composta da 25 esperti in campo
scientifico ed etico.
Il nuovo metodo, basato sul prelievo da adulto o da
feti abortiti e sulla riprogrammazione del nucleo di cellule adulte, apre la porta a nuove
cure contro tumori, malattie ereditarie e neurodegenerative e offre la possibilità di
rigenerare cellule e tessuti fino a non rendere più necessario il trapianto di organi da
cadavere.
Il rapporto, presentato a Roma dal ministro della Sanità Umberto Veronesi - che
ne ha definito il contenuto 'rivoluzionario' - sostiene che è necessario sostenere questo
tipo di ricerche anche in Italia, viste le enormi potenzialità terapeutiche della ricerca
sulle cellule staminali "che potrebbe condurre a una vera e propria rivoluzione in
medicina, superiore persino, nei sui effetti sulla salute della gente, a quella
rappresentata dalla scoperta degli antibiotici".
La via raccomandata è quella della nuova tecnica del trasferimento
nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa), in grado di risolvere le esigenze
quantitative, i problemi ci compatibilità immunologica e nello stesso tempo di evitare
l'avvio della formazione dell'embrione. La via italiana si differenzia da quanto è stato
deciso in Gran Bretagna nei giorni scorsi perché il trasferimento del nucleo di una
cellula somatica non dà luogo alla formazione di embrioni.
Il Tnsa (erroneamente chiamato 'clonazione terapeutica' nella
pubblicistica contemporanea, precisa il rapporto) è basato sull'inserimento di un nucleo
di cellula adulta prelevata dal paziente in un oocita privato del proprio nucleo e
permette, senza la formazione dell'embrione, di ottenere cellule staminali da
differenziare verso le linee cellulari e tissutali desiderate.
La possibilità di riprogrammare una cellula adulta o di guidare lo
sviluppo di una cellula bambina apre concretamente la possibilità di riparare e
rigenerare tessuti e organi danneggiati. Riuscire a coltivare in provetta queste cellule
immature fino a produrne grandissime quantità contribuirebbe in modo decisivo a risolvere
il problema della carenza di organi per i trapianti e senza rischio di rigetto. Sarebbe
infatti lo stesso paziente a offrire il materiale biologico necessario a rigenerare
l'organo danneggiato.
Ecco le principali terapie rese possibili dall'uso delle cellule
staminali:
- TRAPIANTO DI MIDOLLO: il trapianto di cellule progenitrici delle cellule
del sangue (ematopoietiche) permette di produrre cellule sanguigne dopo cure molto
aggressive, come chemioterapia e radioterapia. L'infusione di cellule staminali prelevate
da un altro paziente fa sì inoltre che il sistema immunitario del donatore si scateni
contro le cellule tumorali. Cellule di questo tipo possono essere prelevate da midollo,
sangue periferico o da cordone ombelicale.
- TRAPIANTO DI EPIDERMIDE: le cellule staminali della pelle possono essere
isolate, coltivate in provetta e utilizzate per riparare gravi lesioni (come quelle
provocate da ustioni, tumori o infezioni) nello stesso paziente da cui sono state
prelevate.
- TERAPIA CELLULARE: ecco tessuti e organi che si potranno rigenerare
coltivando le cellule staminali: il midollo spinale danneggiato da traumi fisici, dando
così una speranza concreta ai paraplegici; le cellule nervose distrutte da malattie
neurodegenerative, come morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, corea di Huntington,
sclerosi laterale amiotrofica; il tessuto osseo danneggiato da malattie
muscolo-scheletriche come tumori o malattie progressive delle giunzioni ossee; i tessuti
di retina, cornea e apparato uditivo danneggiati da malattie genetiche o traumi; il
tessuto del cuore danneggiato da un infarto e quello dei vasi sanguigni, compromesso da
ipertensione e aterosclerosi.
- TERAPIA GENICA: le cellule staminali riescono ad accettare e tollerare
meglio delle cellule mature i geni introdotti dall'esterno con le tecniche dell'ingegneria
genetica. Grazie a questa capacità le cellule neonate sono considerate ottimi vettori per
trasportare i geni sani nelle cellule malate.
Per quanto riguarda i problemi etici legati alla ricerca sulle cellule
staminali, la commissione ha riconosciuto esenti da problemi irrisolvibili l'uso di
cellule staminali adulte e da cordone ombelicale, da materiale abortivo e da trasferimento
nucleare (attraverso la tecnica dalle Tnsa).
La commissione si è invece spaccata, lasciando aperto il dibattito etico,
sull'uso del materiale dagli embrioni prodotti in sovrannumero per la fecondazione
assistita e poi non utilizzati, sull'uso di singole cellule ottenute dalla blastocisti
durante la fase diagnostica preimpianto della fecondazione assistita e l'uso di embrioni
prodotti specificamente per scopi terapeutici.
La spaccatura è di natura più filosofica che scientifica: alcuni membri
della commissione (tra cui il cardinale Ersilio Tonini) sono partiti dal presupposto che
l'embrione sia un essere umano con potenzialità di sviluppo (e non un essere umano
potenziale) e che per questo abbia diritto alla vita. La parte maggioritaria della
commissione ha invece fissato l'attenzione sul fatto che anche in Italia, in vari
laboratori che attuano programmi di fecondazione in vitro, esiste un elevato numero di
embrioni che per varie ragioni non sono più destinati all'impianto. Considerando che
l'alternativa per questi embrioni è lasciare che periscano, la maggioranza dei membri
della commissione ha fatto presente che destinarli a ricerche dalle quali potrebbero
derivare notevoli benefici per l'umanità non costituisce un atto di mancanza di rispetto
nei confronti della vita, né comporta una concezione strumentale dell'embrione.
La parte della commissione favorevole all'utilizzo degli embrioni
sovrannumerari ha raccomandato che sia al più presto esperita un'indagine sul numero e
sulla localizzazione degli embrioni non destinati all'impianto. (Silvia Giralucci, CNN,
con il contributo di ANSA) |